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La depressione giovanile, senso di buio e quel malessere spesso sottovalutato

di una ragazza*
La depressione giovanile, senso di buio e quel malessere spesso sottovalutato

È un bene però che sempre di più se ne stia parlando, cercando di togliere la parola “tabù” dai disturbi mentali

04 marzo 2024
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Ed eccomi qui, seduta di nuovo da sola, con l’amaro in bocca. È una sensazione difficile da spiegare, è un vuoto che ti opprime e che ti accoglie tra le sue braccia: ti senti male, non sai il perché, ma quel dolore in un certo senso ti consola e ti piace, forse perché non ricordi sensazione diversa nella tua vita che questo. Mi chiedo, se gli altri provino lo stesso, forse no, sono l’unica strana. Mi viene da piangere, ma per nulla in particolare, è forse il nulla che mi fa male?

Succede tutto e niente, tutto è così veloce, ed io sono ancora ferma qui, mentre gli altri ormai se ne sono già andati. Mi sento ingrata: amici e famiglia mi vogliono bene e mi supportano, ma io sono comunque triste, e fingo per non dargli dispiaceri, per non spiegare quello che anche io non so. E intanto rimango tra me e me a pensare, e vado avanti perché forse un giorno finirà tutto ed io potrò ritornare a respirare, spensierata come una volta.

La depressione è un problema che affligge molti giovani, soprattutto in questo momento molto social e tecnologico, che talvolta istiga pensieri o abitudini non salutari. Si parte da ideali di bellezza irraggiungibili, che portano molti giovani a disturbi alimentari o a un odio profondo verso il proprio corpo. Anche lo stress scolastico non scherza, basta pensare alle tante notizie di studenti che si sentono dei fallimenti. Alcuni arrivano a farsi del male per mettere fine a questi pensieri.

La depressione è una brutta bestia, difficile da sradicare, perché mette bene radici. Conviverci diventa una cosa abituale, fino a pensare che sia normale. In molti casi non viene da sola, ma porta altri disturbi, altri dolori, anch’essi difficili da affrontare. È un bene però che sempre di più se ne stia parlando, cercando di togliere la parola “tabù” dai disturbi mentali, diffondendo consapevolezza tra le persone. Io non ho una soluzione per mettere fine a questo dolore che molte persone hanno. So che è difficile parlarne, soprattutto alle persone a te più care e vicine, per paura di farle preoccupare. Eppure anche tenerselo dentro è pericoloso, ma chiedere aiuto psicologico non è un qualcosa di cui avere paura o vergognarsi. Ammettere di avere un problema e successivamente cercare di risolverlo è la cosa più coraggiosa che si possa fare, perché significa che si vuol cercare di cambiare, lasciarsi alle spalle un sentimento abituale per andare a testa alta verso la strada della felicità affrontando con un sorriso le difficoltà della vita.

*l’autrice di questo articolo è una studentessa minorenne
 

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