Congresso del Pd, sempre più difficile ricucire lo strappo
ALGHERO. Due giorni di congresso e l'indicazione del capogruppo in consiglio comunale. Le decisioni del direttivo del Partito democratico riunitosi nella sede di via Mazzini su convocazione della...
ALGHERO. Due giorni di congresso e l'indicazione del capogruppo in consiglio comunale. Le decisioni del direttivo del Partito democratico riunitosi nella sede di via Mazzini su convocazione della segreteria coordinata da Mario Salis che ha stabilito che il 4 e 5 di luglio si terrà il congresso con l'obiettivo di eleggere un nuovo direttivo e quindi la segreteria politica.
Nel corso della stessa riunione, su proposta di Enrico Daga, è stato indicato a ricoprire la carica di capogruppo il consigliere Mimmo Pirisi. Entrambe le decisioni sono state assunte all'unanimità. Lo svolgimento del congresso, procedura peraltro in itinere ovunque in Sardegna, compreso quello regionale, giunge per il Pd algherese in un momento decisamente particolare, indubbiamente anomalo per la storia stessa del partito ad Alghero. La componente politica è stata al centro prima delle elezioni comunali di una pesante frattura interna, un vero e proprio scontro, che si è concluso con l'uscita di diversi iscritti che sono confluiti in una lista civica capeggiata da Mario Bruno che alla guida di una coalizione ha vinto le elezioni. Una contrapposizione che ha inevitabilmente provocato anche risentimenti di natura personale, oltre che politica, ponendo una serie di questioni che i dirigenti regionali e i rappresentanti politici nelle istituzioni non hanno affrontato nei termini dovuti. Va ricordato che il contesto temporale nel quale ciò avveniva era decisamente particolare in quanto si doveva votare per il rinnovo del consiglio regionale, febbraio scorso, e ragioni di opportunità elettorale non suggerivano di prendere posizione a favore di una o dell'altra parte. Ma questa è storia di ieri.
Il problema che si pone ora è quello di una ricomposizione che non appare ne facile e ne imminente anche perché prima del ballottaggio è stato rifiutato l'apparentamento tra le liste di Bruno e il Partito democratico. «Ora facciamo il congresso – sostiene un iscritto – poi vedremo. Il congresso è necessario per ripristinare gli organismi dirigenti e dare quindi legittimità statutaria alle decisioni che saranno assunte. Noi, comunque, non abbiamo allestito liste contro il Partito democratico». La ferita sembra ancora aperta e lo svolgimento del congresso appare, oltre agli aspetti statutari e normativi, come una occasione per continuare a fare politica, occuparsi, anche se dai banchi dell'opposizione, dei problemi della città. Significativo il commento a microfoni spenti del segretario Mario Salis. «La vita del partito deve proseguire, l'orgoglio dei militanti deve essere soddisfatto con un punto di riferimento politico attivo e impegnato. Le questioni sul tappeto ? Tutti auspichiamo una soluzione ma il nostro dovere è ora quello di garantire la continuità politica del partito ricostituendone gli organismi statutari per svolgere quei compiti che ci sono stati assegnati dalle oltre 3.500 persone che hanno votato alle comunali il nostro candidato a sindaco».
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