Il pm chiede un confronto all’americana
Istanza al gip: Mbaye Dop dovrà riconoscere il suo aggressore tra più persone. Indagato anche il fratello di Gianluca Vacca
ALGHERO. Un confronto all’americana per accertare chi, nella notte di sabato 28 giugno, ha davvero sparato alle gambe dell’ambulante Mbaye Dop, rischiando di ucciderlo e scatenando il finimondo nella centralissima via Cagliari. Lo chiede il sostituto procuratore della Repubblica Gianni Caria, titolare dell’inchiesta, che dopo aver iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo e porto abusivo di arma da fuoco clandestina il ventiduenne algherese Gianluca Vacca - rinchiuso da due settimane in una cella di Bancali - vuole ulteriormente vederci chiaro su come sono andate le cose durante quella scena da far west nel cuore della movida.
L’inchiesta. A spingere il pubblico ministero verso questo genere di istanza depositata ieri al gip Antonello Spano sarebbero stati due elementi capaci di imprimere una svolta clamorosa alle indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo provinciale in sinergia con i colleghi della compagnia cittadina: non solo durante l’interrogatorio di garanzia Gianluca Vacca (che si è era consegnato ai militari qualche giorno prima) ha dichiarato al magistrato di essere totalmente innocente e addirittura di ignorare chi abbia sparato, ma contemporaneamente un altro uomo si è presentato agli inquirenti autoaccusandosi del reato contestato al giovane. E questo uomo - colpo di scena - sarebbe Roberto Vacca, 25 anni, fratello maggiore di Gianluca. Tanto che adesso anche lui è stato iscritto nel registro degli indagati e dovrà sottoporsi al confronto assieme ad altre persone. Come in un film di Hollywood, insomma, sarà la vittima nascosta dietro un vetro a dover riconoscere chi ha fatto esplodere qui tre colpi di pistola, uno dei quali ha sfiorato l’arteria femorale lasciando l’uomo vivo per miracolo. Che la Procura intenda non trascurare questa ipotesi alternativa è confermato dal fatto che nella sua richiesta il pm fa notare come «il trascorrere del tempo potrebbe alterare la genuinità del ricordo» e che, oltre all’esame dattiloscopico sull’arma, è stata richiesta una perizia medico-legale per stabilire se c’era davvero intenzione di uccidere.
La difesa. Intanto Elias Vacca, difensore di Gianluca Vacca (omonimo, ma non parente) ha già presentato ricorso al Tribunale della libertà, che si pronuncerà prestissimo. «Il mio assistito - precisa il legale - non ha sparato a nessuno e non ha nemmeno fatto accuse nei confronti di altre persone. Tuttavia - conclude l’avvocato - è convinto che la verità verrà a galla senza difficoltà».
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