L’hotel è chiuso, il padrone è il degrado

L’amministrazione comunale intende approfondire la vicenda per evitare che un tale patrimonio venga disperso

ALGHERO. Una parte del patrimonio ambientale della Riviera del Corallo, ma anche dell'intera Sardegna, di rara bellezza, sta andando in rovina nell'indifferenza generale.

L'ex Hotel Capo Caccia, sottoposto a sigilli dal Tribunale di Sassari per il fallimento della società che lo gestiva, ora affidato al curatore giudiziario, sta andando a pezzi. Chiuso ormai da un paio di anni l'intero impianto è al centro di un costante decadimento strutturale per la totale mancanza di manutenzione ordinaria, quella straordinaria è una chimera, che sta determinando uno stato di precarietà complessiva che ne comprometterà in maniera seria la ripresa dell'attività se si dovessero creare le condizioni giuridiche nel contenzioso in atto.

L'impianto è al centro di una vera e propria aggressione da parte della vegetazione che, attraverso le radici nel sottosuolo, sta interessando tutta la rete idrica e fognaria. La vegetazione si è impadronita degli spazi pubblici, cancellando i vecchi giardini, inserendosi nelle terrazze. Gli impianti elettrici sono in avaria, come si presenta precaria anche la rete del condizionamento. Un ponticello che collega la zona alberghiera a quella a mare manifesta segni di instabilità. Gli agenti atmosferici hanno aggredito infissi, strutture in legno, vetrate, balconi, uno stato di degrado che con il prossimo inverno sarà certamente destinato ad aumentare e quindi a creare ulteriori danni a una realtà turistico ricettiva tra le più prestigiose del territorio, soprattutto per la sua posizione affacciata sul complesso carsico di Capo Caccia.

Complesso che vantava circa 60mila presenze all'anno, nazionali e internazionali, e che produceva un indotto nel territorio di proporzioni consistenti garantendo importanti livelli occupazionali. Lo stesso albergo quando andava a regime dava lavoro a oltre un centinaio di addetti.

A margine delle vicende giudiziarie sulle quali è doveroso attendere il pronunciamento della magistratura, è pero legittimo chiedersi se sia corretto assistere alla graduale e sistematica distruzione di una realtà produttiva come era l'hotel Capo Caccia e il suo nucleo di unità immobiliari che faceva capo al condominio. Il decadimento, se non fermato, potrebbe provocare danni irreversibili e fare crescere in misura pesantissima gli stessi costi per una possibile riqualificazione e ritorno alla attività produttiva. È vero che si tratta di beni di proprietà di privati, ma il contesto dove sono collocati è di interesse generale e coinvolge siti di assoluta rilevanza pubblica, come il grande parco, gli accessi a mare, i belvedere, le aree comuni, la vegetazione, la fauna, l'area è ricca di cinghiali. Sulla vicenda si sta registrando in queste ore un momento di attenzione da parte della amministrazione comunale in carica che sembrerebbe sia stata contattata per un incontro finalizzato ad approfondire la conoscenza dello stato delle cose.

Incontro che dovrebbe tenersi entro il mese ma sul quale non è possibile avere ulteriori particolari. Un’azione discreta ma che non può essere tale più di tanto visto l'interesse della collettività algherese, e non solo, a capire che cosa sta succedendo in quella realtà che una volta era riferimento economico. La chiusura della struttura e delle dipendenze collaterali ha rappresentato per il comprensorio algherese un danno di rilevanza economica enorme, l'impianto ricettivo e delle unità immobiliari restava operativo per sette/otto mesi l'anno, ma anche di tipo socio culturale visto ne è vietato l'accesso.

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