Pd, via al congresso dei “grandi esclusi”
Primo confronto dopo la clamorosa cacciata preelettorale di Mario Bruno, attuale sindaco, e dei suoi assessori
ALGHERO. Il Partito Democratico va a congresso domani per il rinnovo delle cariche statutarie nella sede di via Mazzini. Si comincia alle 10.30: in ballo ci sono l’elezione del nuovo segretario e del consiglio direttivo e dei 17 delegati all’assemblea provinciale. Il seggio per le votazioni sarà aperto dalle 14 alle 20, a seguire lo scrutinio e la proclamazione degli eletti.
La rottura per le candidature. Ma il congresso che si svolge domani, per il Partito Democratico algherese, è il più complesso e problematico della sua storia. Sull’assise pesano le vicende legate alle ultime amministrative e in particolare la tormentata fase sulla indicazione a sindaco che sfociò nel durissimo scontro tra Enrico Daga, candidato a sindaco del Pd, e Mario Bruno, consigliere regionale uscente. Uno scontro datato, che precede perfino la fase delle primarie che portò alla indicazione di Stefano Lubrano a candidato a sindaco nella precedente legislatura.
Dieci decaduti dalla iscrizione. Ma questa è storia di ieri, quella di oggi si presenta decisamente particolare. Quando Mario Bruno formò la coalizione che ha vinto le elezioni, sconfiggendo il Pd che comunque cadde in piedi con due consiglieri comunali, lo seguirono diversi esponenti del Pd e tutti, compreso l’attuale sindaco, secondo lo statuto del partito sono stati dichiarati decaduti in automatico dalla iscrizione al partito in quanto, come prevede lo Statuto, si sono candidati in una lista avversa. La chiave del congresso è tutta qui. Domani infatti non potranno votare oltre a Bruno anche gli assessori Raimondo Cacciotto e Gabriella Esposito, il presidente del consiglio Matteo Tedde, i consiglieri comunali Vittorio Curedda, Gavino Tanchis, e altri, almeno una decina.
Nel partito si parla anche apertamente dell’esigenza di un chiarimento, tutti riconoscono che per il bene del Pd è necessario un ricompattamento. Ma non ora: dopo il congresso. Ma i punti interrogativi intorno a questo congresso catalano dei Democratici sono tanti, soprattutto in relazione alla dirigenza esterna. Tutti ricordano che ai comizi di Bruno intervennero autorevoli esponenti del Pd nazionale, il braccio destro di Renzi, Lotti, l'ex presidente Soru, il sindaco di Sassari Nicola Sanna. E poi consiglieri regionali, da Gavino Manca a Luigi Lotto a Salvatore Demontis, per citarne alcuni. Buona parte dell'intellighentia del partito si schierò con Bruno sostenendo che era espressione del Pd.
380 iscritti. Gli iscritti sono circa 380, quelli che hanno rinnovato la tessera e possono votare al congresso, di questi una altissima percentuale converge sull’attuale gruppo dirigente rappresentato dalla segreteria uscente, Mario Salis, Enrico Daga, Mimmo Pirisi, Cici Peis e altri. La cosiddetta “altra parte”, quella di Bruno e della componente di Civati rappresentata da Giuliano Spanedda, è minoritaria.
Voglia di pace. Il congresso quindi non potrà che confermare in misura sensibile gli assetti attuali e, aspetto non secondario, non sarà secondaria la elezione dei 17 rappresentanti al congresso provinciale. Va anche detto che la voglia di “pace” è comunque forte come il desiderio di porre fine a questa anomalia tutta algherese frutto della guerra intestina tra due esponenti, Mario Bruno ed Enrico Daga. In via Mazzini qualcuno auspica in un intervento pacificatore, non escludendo il livello nazionale, ma probabilmente ormai è troppo tardi. Forse il congresso servirà come sfogo per la parte sconfitta alle amministrative di giugno. Solo dopo potranno ripartire i ragionamenti del ritorno a casa.
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