Sassari, 73enne assolto dall’accusa di violenza su una 20enne: «Quali abusi? Voleva sposarmi» – La vicenda
L’uomo era finito a processo con imputazioni pesantissime: «Stavamo insieme»
Sassari «Ma quale violenza sessuale? Mi aveva anche chiesto di sposarla e di intestarle la casa». Si è sempre difeso con forza un 73enne finito a processo con accuse pesantissime, dalla violenza sessuale alle minacce di morte, anche con l’uso di una pistola e di un coltello. Ma il procedimento si è concluso con l’assoluzione con formula ampia dell’imputato, un ex autista di autobus di Alghero, assistito dall’avvocato Stefano Carboni. Anche il pubblico ministero Maria Paola Asara aveva chiesto l’assoluzione.
Una vicenda giudiziaria segnata, fin dalle prime fasi, da dubbi sulla consistenza degli elementi raccolti. Già nel 2022, infatti, il gip Giuseppe Grotteria aveva rigettato la richiesta di applicazione di una misura cautelare nei confronti dell’uomo, evidenziando “rilevanti profili di incertezza probatoria” rispetto alle accuse fatte dalla giovane. Successivamente, la pm aveva chiesto l’archiviazione del procedimento ma si era arrivati al processo, dopo il rinvio a giudizio dell’imputato.
Le accuse risalivano al 2017, quando, secondo la ricostruzione della persona offesa, all’epoca ventenne, l’uomo l’avrebbe costretta a un rapporto sessuale dopo averle offerto un passaggio da Sassari al paese dell’hinterland in cui viveva la famiglia di lei. Negli anni successivi, sempre secondo l’impianto accusatorio, avrebbe continuato a pretendere rapporti sessuali, facendo leva sulla situazione di fragilità della giovane e sulla condizione amministrativa dei suoi familiari, stranieri e in attesa del permesso di soggiorno.
La donna aveva inoltre raccontato di aver ricevuto minacce, fino a un episodio nel quale l’uomo le avrebbe puntato una pistola al volto. Dopo anni di silenzio, aveva trovato il coraggio di rivolgersi ai carabinieri con il sostegno della Rete delle donne di Alghero.
Nel corso del processo, la difesa ha contestato la credibilità del racconto, sottolineando le incongruenze nelle dichiarazioni della persona offesa e la mancanza di riscontri ritenuti sufficienti a confermare le accuse. Tra i tanti elementi richiamati dall’avvocato Carboni, l’assenza di testimoni degli episodi contestati, le divergenze emerse nelle testimonianze, la documentazione sanitaria priva, secondo la difesa, di una correlazione univoca con le presunte violenze e il contenuto di fotografie, messaggi e registrazioni. Il difensore ha inoltre sostenuto che gli elementi raccolti documentassero una frequentazione e una relazione affettiva tra i due, protrattasi negli anni successivi. E poi c’era la tardività della denuncia, presentata anni dopo i presunti abusi.
Al termine del processo, anche il pm ha chiesto l’assoluzione dell’imputato. Il collegio – presidente Monia Adami, a latere Valentina Nuvoli e Stefania Mosca Angelucci – ha accolto l’istanza assolvendo il 73enne con formula ampia. La parte civile, rappresentata dall’avvocato Gavinuccia Arca, aveva chiesto un risarcimento danni di 25mila euro. Per conoscere nel dettaglio le ragioni della decisione bisognerà attendere il deposito delle motivazioni. «Hanno preso 90 giorni, aspettiamo e poi decideremo cosa fare. La parte civile può impugnare le sentenze assolutorie solo per la responsabilità civile», ha commentato l’avvocata Arca, lasciando aperta ogni valutazione sulle iniziative successive.
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