Delitto di Orsola, la difesa: assolvete Calvia
Alcuni giorni fa il pg ha chiesto in appello 24 anni per l’uomo accusato di aver strangolato l’insegnante
SASSARI. «Calvia è innocente, dovete assolverlo». Dopo quattro ore di arringa, gli avvocati Nicola Satta e Danilo Mattana (nella foto), che difendono Alessandro Calvia, hanno chiesto ai giudici della corte d’appello di Sassari una sentenza di assoluzione per il loro assistito accusato di aver ucciso a ottobre del 2011 l’insegnante di Alghero Orsola Serra. La scorsa settimana era toccato all’avvocato di parte civile Pietro Piras e al procuratore generale Stefano Fiori che aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado a ventiquattro anni. Il pg – ricordando in particolare che le tracce di dna trovate sul cordino col quale venne strangolata la vittima appartenevano all’imputato – si era soffermato anche sul fatto che quelle tracce, in quel punto esatto della corda, dimostrerebbero che la stessa venne utilizzata in un certo modo da chi uccise Orsola Serra: una dinamica che non ammetterebbe dubbi sulla colpevolezza di Calvia. Ma per Nicola Satta e Danilo Mattana, invece, le tracce dell’imputato (che con l’insegnante aveva una relazione) su quel cordino non sono compatibili con la tecnica utilizzata per lo strangolamento. «E se si esclude questo elemento, su cui non c’è alcuna certezza, non rimane niente – dicono i legali – perché quando partirono le indagini, la scena del crimine era stata già ripulita. Non risulta un’impronta o un segno che possa inchiodare Alessandro Calvia». Secondo la difesa ci sarebbero anche altri elementi poco chiari in tutta questa storia. A partire dall’orario della morte di Orsola Serra: tra le 19.30 e le 20 secondo i carabinieri, poco prima delle 22 – o addirittura forse anche dopo – secondo il perito. «E se così fosse – sostiene la difesa – l’imputato avrebbe un alibi per quell’ora». Mancherebbe anche un valido movente e, infine, ci sarebbe la pista economica poco battuta: i familiari denunciarono la scomparsa dall’abitazione di 90mila euro.
L’insegnante cinquantenne di Alghero fu trovata senza vita nel suo appartamento, distesa sul letto con una corda intorno al collo. In un primo momento si era pensato a un suicidio ma poi durante l’attività investigativa erano emersi dettagli che avevano indirizzato gli inquirenti verso l’ipotesi di un delitto. In seguito l’attenzione delle forze dell’ordine si era soffermata su quell’uomo di 44 anni con il quale la vittima aveva una relazione.
Repliche e sentenza il 24 ottobre.
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