Sulle palazzine sentenza di demolizione
Per il tribunale non rispettano le distanze. Scognamillo: «Non voglio arrivare a tanto, ma chiedo al Comune una soluzione»
SASSARI. Dopo trent’anni il coltello dalla parte del manico ce l’ha lui. Due sentenze esecutive del tribunale gli danno ragione e sono un’arma potente nelle mani di un imprenditore che si sente vessato dalla politica e dagli amministratori. Giancarlo Scognamillo potrebbe ad esempio chiedere che le disposizioni del giudice diventino realtà, e che quattordici alloggi troppo appiccicati ai confini della sua proprietà, vengano demoliti. Significa che le abitazioni della lottizzazione Mariani a Calabona, conosciute come le pagode, potrebbero scomparire a colpi di benna, e le famiglie che ci abitano resterebbero senza tetto. «Non mi va di fare il cattivo – spiega Scognamillo – perché in questa brutta storia non è giusto che ci rimettano i più deboli. Perciò non voglio arrivare a tanto, e spero che il Comune si muova al più presto per trovare una soluzione».
Per capire cosa è accaduto sulla collina del Calabona bisogna andare indietro di molti anni, sino al 1984. Giancarlo Scognamillo, assieme ad altri quaranta soci, presenta in comune il progetto di una lottizzazione. Ma in quell’area di espansione sta attecchendo parecchio cemento, e anche un altro impresario si sta dando da fare. Si tratta di Giovanni Antonio Mariani, che ottiene subito le licenze ed edifica una serie di palazzine. C’è un regolamento edilizio che impone delle distanze precise tra i diversi proprietari, e la lottizzazione Mariani non rispetta i parametri. Gli accessi alle abitazioni e i terrazzini sono a meno di cinque metri dal terreno di Scognamillo. Il quale si rivolge al tribunale che in prima istanza nel 2007 e poi con pronunciamento della Corte d’Appello nel 2011, gli dà ragione. Ed ecco la pistola carica in mano all’imprenditore. Ma a lui non interessa usarla, e le sue cartucce vorrebbe spararle diversamente. Vorrebbe che la sua pratica ferma da decenni nei cassetti del municipio, finalmente venisse riesumata e sottoposta al vaglio del Consiglio comunale. «Quando è arrivato il commissario straordinario Scano – spiega Scognamillo – il progetto era pronto ad approdare in aula. C’era già la firma del dirigente, era tutto in regola. Ma ancora una volta è stato bloccato, senza alcun motivo, se non quello di volermi penalizzare, così come è avvenuto a più riprese in passato». E infatti accanto alla causa civile contro il Comune e contro il confinante Mariani, corre parallela una denuncia penale nei confronti di diversi consiglieri comunali e amministratori che si sono opposti al progetto Calabona dalla fine degli anni 90 al 2001. «Tra i documenti da me depositati – prosegue Scognamillo – c’è anche una nota del Cocico, ovvero l’organo di controllo degli atti degli enti locali, che giudica il diniego da parte del Comune come un ’azione illogica e un abuso di potere. Io ho le carte che provano l’azione prevaricatrice e vessatoria della politica nei miei confronti». C’è poi il risarcimento civile e il conto da presentare al Comune sarebbe molto salato: «Solo io, per la mia parte, vanto un mancato guadagno di circa dieci milioni di euro. Ed è probabile che anche gli altri 39 proprietari battano cassa. Per l’amministrazione verrebbe una cifra astronomica. Ma non è questa la strada che io voglio percorrere. Io vorrei solo ottenere quel diritto edificatorio che ingiustamente mi è stato sempre negato. Anche il Comune se ne avvantaggerebbe, perché nei piani di lottizzazione è compresa anche una percentuale da destinare all’edilizia residenziale pubblica e ai servizi. E quaranta alloggi popolari, di questi tempi sarebbero una manna».
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