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Emergenza incendi

Campi di grano e mandorleto in cenere: il rogo è doloso – L’ipotesi della vendetta VIDEO

di Ilenia Mura
Campi di grano e mandorleto in cenere: il rogo è doloso – L’ipotesi della vendetta VIDEO

Indagini della Forestale: colpite numerose aziende agricole, trecento gli ettari andati in fumo a causa del devastante incendio del 14 giugno scorso

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Tuili Il bilancio è gravissimo: centinaia di ettari di terre bruciate, fra campi di grano, uliveti e un mandorleto di 3 ettari. Una domenica che la comunità e il comparto agricolo locale difficilmente potranno dimenticare: il 14 giugno 2026 il fuoco è tornato a colpire duramente la Marmilla, lasciando dietro di sé una scia di cenere, danni incalcolabili e profonda amarezza. A pagare il prezzo più alto è stato il comune di Tuili, dove un violento rogo ha aggredito la pianura locale distruggendo ettari di produzioni agricole di pregio.

L’incendio, secondo le prime indagini della Forestale, è doloso. Le fiamme – in base alle prime ipotesi al vaglio degli investigatori – potrebbero essere state appiccate per vendetta. Ma chi volesse colpire l’incendiario (o gli incendiari) non è ancora chiaro, si scava per cercare di ricostruire storie e legami, per mettere insieme i pezzi di un puzzle che coinvolge numerose attività agricole.

Fra quelle colpite duramente c’è Mandorle di Sardegna di Antonio Vinci: «Le fiamme hanno attraversato la provinciale sospinte dalle raffiche di vento in direzione Barumini, radendo al suolo centinaia di ettari di campi di grano, per poi raggiungere il nostro mandorleto nato 12 anni fa e che ha dato vita alla prima filiera in Sardegna di coltivazione, trasformazione e vendita di mandorle bio». In fumo 3 ettari di piante di mandorle: «Purtroppo i danni sono ingenti – racconta Vinci – abbiamo assistito inermi al fuoco che in poco tempo ha divorato tutto, anche tanti ulivi secolari. Certo, poteva andare peggio, i laboratori sono salvi, ma ci vorrà del tempo per rimettere in piedi la produzione delle mandorle e tutta l’attività nata sui terreni dell’azienda zootecnica che mio padre ha avviato negli anni Settanta. Nel 2014 abbiamo deciso di intraprendere una nuova strada, mettendo in conto che il mondo dell’agricoltura va incontro a tante difficoltà e ostacoli, dalla siccità agli incendi». 

Le fiamme sarebbero partite dalla strada comunale che da Tuili porta Las Plassas, lambendo poi anche il parco "Sardegna in miniatura". Poi il fuoco avrebbe improvvisamente cambiato rotta, saltando un’altra strada sospinto dalle raffiche di vento e attraversando la provinciale in direzione Barumini.

La cronaca del rogo e l'intervento dei soccorsi

Le fiamme sono divampate nella giornata di domenica, alimentate dalle prime ondate di calore stagionale che hanno reso la vegetazione estremamente vulnerabile e hanno minacciato anche l’altopiano della Giara. Non prima di aver colpito duramente le località di Sa Tanca e Serra Iddas. Il tempestivo intervento della macchina antincendio regionale è stato coordinato dal personale della Stazione Forestale di Barumini, ma sul posto – a terra – hanno operato le squadre a terra del Corpo Forestale della Sardegna. In volo i mezzi aerei della flotta regionale, tra cui l'elicottero antincendio fondamentale per circoscrivere i fronti più critici. Numerose le squadre di volontari e operatori locali per le successive operazioni di bonifica. Nonostante gli sforzi congiunti, la rapidità del fronte del fuoco ha reso impossibile salvare decine di ettari di territorio.

Raccolti distrutti: il dramma del comparto agricolo

Il bilancio complessivo è drammatico per l'economia rurale della zona. Le fiamme hanno completamente raso al suolo campi di grano pronti per la mietitura, pascoli e ulivi secolari, un patrimonio storico e naturale insostituibile per l'intera Marmilla.Tra le realtà più colpite, appunto, c’è l'azienda agricola Mandorle di Sardegna, un'eccellenza locale nota per l'esportazione dei suoi prodotti a livello internazionale. Il fuoco ha investito in pieno tre ettari di mandorleto in pianura. I titolari hanno espresso tutto il loro dolore sui canali social ufficiali, sottolineando come «mesi di sacrifici siano andati in fumo in poche ore e come la produzione risulti irrimediabilmente compromessa non solo per la stagione corrente, ma anche per i prossimi anni». Il grido d'aiuto e la voglia di ripartire: «Ci vorranno tempo, pazienza e tanto lavoro prima che il mandorleto possa tornare com'era», spiegano i produttori colpiti, stimando almeno due o tre stagioni di cure costanti e potature solo per capire quante piante riusciranno effettivamente a sopravvivere allo choc termico.

Mentre gli inquirenti e il Nucleo Investigativo del Corpo Forestale portano avanti gli accertamenti per chiarire l'esatta dinamica e l'eventuale natura dolosa dell'innesco, la Marmilla si interroga ancora una volta sulla fragilità del proprio territorio di fronte alla piaga degli incendi estivi. La determinazione della comunità resta tuttavia forte: l'obiettivo comune è ora quello di ripulire le campagne e avviare immediatamente la ricostruzione del tessuto economico e ambientale locale.

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