La Nuova Sardegna

Alghero

Abusi a Monte Ricciu, decide la Consulta

di Pinuccio Saba
Abusi a Monte Ricciu, decide la Consulta

La Corte Costituzionale dovrà stabilire se è possibile applicare le pene accessorie in caso di prescrizione del reato

3 MINUTI DI LETTURA





ALGHERO. Sarà la Corte Costituzionale a decidere il futuro e, in parte, la sentenza del processo che si sta celebrando davanti ai giudici del tribunale di Sassari per i presunti abusi edilizi di Monte Ricciu. Un processo che coinvolge una quarantina di persone e che era nato in seguito a una segnalazione fatta alla procura della repubblica del tribunale di Sassari dal comando della polizia municipale. Un processo la cui sentenza è in realtà quasi scritta visto che il reato di abuso edilizio si avvia verso la prescrizione visto che si sta discutendo solo il processo di primo grado. Una non sentenza, quella della prescrizione, che però prevede che in giudice possa comminare le pene accessorie come- ad esempio - la confisca del bene.

Proprio su questo aspetto si è aperto un contenzioso con la Corte di Giustizia Europea. Secondo i giudici del Lussemburgo (il principato eè la sede della Corte) non possono essere applicate pene accessoria in assenza di una sentenza di condanna definitiva. E per questa ragione ha già “condannato” l’Italia il cui codice di procedura penale prevede le pene accessorie anche in assenza di una sentenza di condanna.

La prescrizione è infatti una “non sentenza” anche se secondo i giudici l’imputato è palesemente responsabile del reato a lui ascritto. In passato la prescrizione ha salvato parecchi personaggi illustri da una condanna pressoché certa (vedi il processo per mafia a carico di Andreotti) ma in episodi molto meno conosciuti, il pronunciamento di prescrizione non ha evitato le cosiddette pene accessorie.

Il ricorso alla Corte costituzionale era stato presentato alcuni mesi fa nel corso di un altro processo, sempre per abusi edilizi e sempre ad Alghero, e in quel caso il presidente del collegio giudicante aveva sospeso il dibattimento.

Nel caso di Monte Ricciu, invece, il tribunale non ha interrotto il processo ma lo ha rinviato all’ottobre del 2015, quando la Corte Costituzionale dovrebbe essersi pronunciata anche sulle sollecitazioni della Corte di Giustizia Europea. Va anche detto, infine, che questo caso riguarda il “reato” di abuso edilizio che si prescrive in tre anni o, nel caso di aree vincolate, in quattro anni e mezzo. Resta invece in piedi l’aspetto amministrativo dell’abuso edilizio che non si prescrive mai e che consente alle amministrazioni comunali di concedere la sanatoria (quando è possibile) o chiedere l’abbattimento del manufatto.

A Monte Ricciu, secondo la procura della repubblica di Sassari, erano stati realizzati diversi edifici (ville) in un’area a destinazione agricola. Un’area dove potevano sorgere edifici per la custodia degli attrezzi o finalizzati alle produzioni agricole. Invece gli uomini della polizia municipale e poi quelli del Corpo forestale regionale di vigilanza ambientale avevano documentato l’esistenza di vere e proprie ville di lusso, con tanto di piscina. Un fatto reso possibile anche da una normativa complessa, poco chiara e che si presta a interpretazioni spesso contrastanti, come ha sottolineato uno dei legali della difesa, l’avvocato Stefano Carboni. Una quarantina gli imputati e numerosissimi i testimoni che, la scorsa settimana, avrebbero dovuto rispondere alle domande del tribunale e che invece non si sono presentati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative