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Alghero

Il maltempo blocca la piccola pesca e il settore va a picco

di Gianni Olandi
Il maltempo blocca la piccola pesca e il settore va a picco

I pescatori chiedono un intervento della Regione «Occorre rivedere le regole e far recuperare i giorni persi»

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ALGHERO. Tempi duri per i pescatori algheresi: le condizioni di maltempo stanno provocando una persistente sosta delle barche agli ormeggi in porto con danni di tipo economico per ciascuna delle imprese di pesca. Dal primo marzo 2015, data di entrata in vigore della pesca all'aragosta, per fare un esempio, a oggi 19 giugno su 110 giorni di potenziale attività i pescatori sono usciti in mare soltanto per 40/45 volte, praticamente poco più di un terzo delle giornate consentire dal calendario regionale. Una situazione di oggettiva difficoltà che diventa un vero problema in quanto la norma regionale non consente il recupero delle giornate perse per il maltempo.

«Da anni chiediamo alla Regione di entrare nel merito di questo tipo di norme il cui contenuto in difesa delle specie ittiche e del loro ripopolamento è da noi ampiamente condiviso », dice Giovanni Delrio, presidente della cooperativa dei pescatori della piccola pesca, protagonista nel corso degli anni di memorabili battaglie in difesa del lavoro della marineria locale e sarda più in generale. «Ma chiediamo anche più attenzione per la forza lavoro impegnata - aggiunge - visto che quando siamo costretti per il maltempo a tenere le barche a terra questa condizione non blocca i pagamenti, i tributi, gli oneri previdenziali, i costi più in generale. Recuperare le giornate perse per le condizioni meteo marine, secondo noi, è un atto di giustizia».

Il pescatore fa poi notare che quando la piccola pesca non esce in mare, soprattutto nel corso della stagione estiva quando i consumi aumentano per la presenza dei vacanzieri, viene a mancare il prodotto ittico fresco che rappresenta per una località costiera un riferimento della gastronomia locale. «Abbiamo cercato di sensibilizzare su questo argomento le istituzioni regionali – sottolinea ancora Giovanni Delrio – senza trovare la giusta attenzione». Per quanto riguarda poi la regina della tavola, l'aragosta, il pescatore evidenzia che nel momento in cui l'attività turistica è ancora in pieno svolgimento, la pesca viene vietata. «Ci facciamo male da soli – evidenzia – favoriamo altri mercati, quello del congelato che ci giunge in larga misura dai mari di Cuba, e togliamo dalle tavole dei ristoranti una delle produzioni dei nostri mari tra le più apprezzate proprio per la sua qualità e prelibatezza, dovuta anche alla pastura dei nostri fondali, ed è uno degli elementi di richiamo per il turismo».

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