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Alghero

La vertenza Tfs, congelata per 3 mesi la messa in mobilità

di Gian Mario Sias
La vertenza Tfs, congelata per 3 mesi la messa in mobilità

ALGHERO. I lavoratori della Tfs, la società che esegue per conto di Sogeaal le manutenzioni dell’aeroporto “Riviera del corallo”, possono tirare un sospiro di sollievo. Le procedure di messa in...

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ALGHERO. I lavoratori della Tfs, la società che esegue per conto di Sogeaal le manutenzioni dell’aeroporto “Riviera del corallo”, possono tirare un sospiro di sollievo. Le procedure di messa in mobilità per i ventidue dipendenti (diciannove operai e tre amministrativi) sono congelate almeno per novanta giorni. In teoria domani sarebbe dovuto essere il loro ultimo giorno di lavoro, perché due mesi fa avevano ricevuto la lettera di licenziamento come conseguenza del fatto che l’appalto per l’aggiudicazione dei servizi di manutenzione per i prossimi tre anni è stato vinto dalla toscana Cct. Anche in caso di riassunzione da parte della nuova ditta incaricata da Sogeaal, il loro timore era che su 22 potessero non rientrare più a lavoro almeno in dieci.

Dopo un primo sciopero che risale allo scorso novembre, i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali hanno incontrato il sindaco di Alghero, Mario Bruno, l’assessore regionale dei Trasporti, Massimo Deiana, e hanno continuato a chiedere un confronto con Sogeaal e, soprattutto, con la società vincitrice dell’appalto. Non avendo ricevuto alcuna risposta, da sabato scorso hanno deciso di avviare uno sciopero a oltranza, sino a nuove comunicazioni. La prima è arrivata. Non saranno licenziati sino ad aprile. «Tuttavia la protesta continua – avvertono i sindacati – perché i lavoratori hanno diritto ad avere risposte certe sul loro destino, non stanno chiedendo altro».

Era stato lo stesso sindaco Bruno, lo scorso dicembre, a chiedere un incontro urgente all’assessore Deiana al quale aveva lanciato un messaggio molto chiaro, prospettando l’eventualità di un licenziamento di massa: «Sarebbe un ulteriore danno per il territorio, già fortemente provato dalla crisi che sta incidendo sul tessuto economico e sociale – aveva detto – dalla quale è necessario difendersi col ricorso a ogni strumento possibile».

«Sul nostro destino è calato un silenzio inquietante, sciopereremo sino a quando non avremo un segnale diverso», avevano detto una settimana fa i dipendenti della Tfs. Avevano anche aggiunto che l’unica condizione per tornare sui loro passi era che qualcuno li rassicurasse, «proprio come ci aveva garantito». Il riferimento era chiaramente a Massimo Deiana. «La metà di noi rischia di rimanere senza lavoro – avevano denunciato – gli esuberi potrebbero essere tra i dieci e i dodici». L’alternativa sarebbe quella di dividere tra tutti un monte ore lavorative davvero minimo ma è davvero l’ultima delle ipotesi auspicabili.

Per ora, intanto, il pericolo del “licenziamento” è scongiurato.

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