Gli esuli giuliani non hanno scordato i martiri delle foibe
ALGHERO. Un ricordo intenso a tratti emozionato e comunque carico di un dolore che si è solo sopito dal tempo trascorso, ha caratterizzato la giornata di ieri nel "ricordo " a Fertilia dei martiri...
ALGHERO. Un ricordo intenso a tratti emozionato e comunque carico di un dolore che si è solo sopito dal tempo trascorso, ha caratterizzato la giornata di ieri nel "ricordo " a Fertilia dei martiri delle foibe e di tutti gli esuli defunti in quel drammatico esodo che coinvolse oltre 350mila italiani. Ormai da dodici anni la memoria di quella brutta pagina di storia italiana è salvaguardata da una legge dello stato che finalmente restituisce dignità e onore a quella "memoria rimasta negata" per lungo tempo.
Alla cerimonia religiosa nella chiesa di San Marco erano presenti le varie autorità civili e militari nonché le associazioni degli esuli che da sempre lavorano nel recupero del ricordo e la memoria. Presenti anche scolaresche della borgata.
Due le corone di alloro deposte davanti ai monumenti presenti nella città di fondazione: davanti alla stele di San Marco e davanti al Cristo delle foibe. A Fertilia la memoria dell’esodo giuliano, dalmata e istriana è ancora viva e, sebbene ormai gli esuli siano sempre meno, nella borgata sono molte le cose che parlano di quell’esodo: dalla denominazione delle vie, al dialetto che ancora si parla sotto i portici per finire alle tradizioni agroalimentari ancora proposte con passione ed entusiasmo dall’ormai unica attività commerciale storica condotta da una famiglia di esuli. Quello che manca ancora a Fertilia è la nascita di un area museale della memoria. Un luogo fisico, magari utilizzando parte dei numerosi locali ancora abbandonati e di proprietà regionale. Il materiale è tanto e sarebbe un peccato non dare uno spazio dignitoso alla memoria di una comunità che ha saputo in questi sessant'anni integrarsi e costruire rapporti sociali tali da rappresentare un positivo di esempio di collaborazione e condivisione. Per ora ci pensa il centro di aggregazione sociale “10 febbraio” a offrire un servizio di informazione storica con la biblioteca “Don Francesco Dapiran”, ma la mole di documenti richiederebbe spazi maggiori. E in quest’ottica si guarda ancora con fiducia al piano di riutilizzo turistico delle borgata che continua a viaggiare tra Alghero e Cagliari in attesa di un decollo effettivo con una dote di due milioni di euro. Per ora di certo c’è solo il passaggio formale dell’ex cine teatro ed casa del fascio al Comune.
Sergio Ortu
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
