Bruno all’attacco contro la Regione
In una burrascosa riunione di operatori economici esasperati il sindaco ha proposto di andare a Cagliari per protestare
ALGHERO. «Chi ha paura di prendere decisioni non può fare l’assessore, se far fuori Deiana può provocare la caduta della giunta Pigliaru pazienza, non ci interessa un governo che non sceglie». Mario Bruno alza l’asticella. Un po’ per necessità, per uscire dall’angolo in cui l’avevano cacciato le ire degli operatori economici, in testa ristoratori e pubblici esercenti, un po’ per provare a trovare una cura unica per tutti i mal di pancia che ogni giorno esplodono in città, il sindaco di Alghero ci va giù pesante. «Basta giocare di fioretto, è ora di farci sentire, di farlo tutti insieme, di rivendicare quello che è giusto per questa città, andiamo a Cagliari e chiediamo che si faccia qualcosa, immediatamente», è il suo grido di battaglia. Non invitato - e a molti neanche gradito, per la verità - il sindaco è intervenuto all’assemblea generale convocata da Confcommercio. Il faccia a faccia tra addetti ai lavori era stato convocato dal presidente di Confcommercio Alghero, Massimo Cadeddu, per trasformare in un coro le voci sparse di un malcontento generalizzato ma disordinato. Trasporti, in primo luogo, ma anche rifiuti, tavolini, piano del commercio, piano dei litorali, pulizia delle spiagge, trenini turistici: la sala conferenze del Quarté Sayal ribolle di rabbia e insofferenza. C’è chi lo dice chiaramente in faccia al sindaco, senza mezzi termini, come il presidente provinciale della Fipe, Enrico Daga, chi ha altre mire e altri nemici, come Lorenzo Carboni, che all’interno del “pianeta Confcommercio” rappresenta camping e affini, e chi cerca una difficilissima mediazione, come Cadeddu. Che però mette i puntini sulle “i”. «Chiediamo che le associazioni e i consorzi siano istituzionalmente integrati nelle commissioni consiliari del Comune di Alghero e possano partecipare ai processi decisionali», è la sua provocazione. «È finita la stagione in cui le decisioni vengono prese senza coinvolgimento, con il ricorso alla formuletta “sentito il parere delle associazioni” - dice Cadeddu -, il sistema economico della città deve avere voce in capitolo rispetto ai tanti temi che stanno pesando sulla crisi della Riviera del corallo».
Già, perché di crisi si tratta, e forse ha ragione Enrico Daga quando afferma che quella di ieri è stata una giornata storica. In negativo, si intende, «perché in altri tempi non ci saremmo mai sognati di convocare una riunione in un pomeriggio di inizio luglio e di vedere qui albergatori, ristoratori, esercenti, commercianti e addetti ai lavori». Ma oltre due ore e mezza di dibattito sono buone solo per certificare che il livello di esasperazione è altissimo e che nessuno è stato in grado di trascinare per strada gli algheresi, di trasformare questa serie di incontri da 70, massimo 100 persone in una vera e propria adunata. Da vittima sacrificale, Mario Bruno prova a trasformarsi in capo popolo. «Il problema di Alghero è la gestione fallimentare dell’aeroporto, e sappiamo di chi è la colpa». Avrà la forza di farsi seguire sino a Cagliari?
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