Alghero, Daga: «Trasformiamo il palazzo dei congressi in un albergo»
Il consigliere del Pd vuole affidarlo a un operatore internazionale per evitare speculazioni a Maria Pia
ALGHERO. Un progetto per risolvere almeno quattro grandi questioni. «Rilanciare Alghero come meta del turismo congressuale, per la quale ha una evidente vocazione naturale, rifunzionalizzare il Palazzo dei congressi, che oggi come oggi è uno spreco ingestibile, ripensare quell’obbrobrio anche dal punto di vista architettonico, anche in funzione della necessità di armonizzarlo al contesto naturale in cui insiste e all’ipotesi del parco urbano da realizzare a Maria Pia, vincere la battaglia dei cieli grazie alla ridefinizione della “destinazione Alghero”, basata sull’individuazione di nuovi mercati e di nuovi flussi». Il tempo passa e il Palazzo dei congressi è sempre chiuso. Enrico Daga rilancia e tira fuori dal suo programma elettorale un progetto al quale non rinuncia.
«Trasformiamo quello spreco in un grande albergo con un centro congressi nella pancia», è la rivoluzione copernicana che promuove. Anziché rilasciare concessioni edilizie per alberghi nei paraggi a chi promette di prenderlo in gestione, è in sostanza la proposta, «facciamo un bando internazionale e affidiamolo, con un project financing, a qualche specialista mondiale del settore congressuale, come le più rinomate catene alberghiere», dice Daga. «In cambio, nell’area già compromessa da quella struttura, consentiamo la realizzazione di due o trecento stanze, non di più – insiste – per fare in modo che chi organizza eventi di una certa portata abbia già una base di posti letto, così che l’utilizzo di quella struttura non sia un’utopia».
Non solo. «Da punto di vista progettuale, sarebbe l’occasione per nascondere quel mostro dietro una facciata pensata bene, con uno studio architettonico in grado di renderlo meno impattante rispetto al contesto», sostiene. Realizzare il palazzo dei congressi è costato 20milioni di euro e una montagna di anni, così quando è nato era già vecchio e il mercato del turismo congressuale era radicalmente mutato.
«Siamo al centro del Mediterraneo, abbiamo un aeroporto cittadino, siamo una meta ideale, ma questo è un lavoro per addetti ai lavori – sostiene Daga – questo porterebbe posti di lavoro diretti e farebbe da leva alla ricettività locale, ma anche all’indotto, dai trasporti ai servizi e al commercio». Tutto per evitare, tra l’altro «che il centro congressi diventi oggetto di scambio per l’edificazione alberghiera di Maria Pia». (g.m.s.)
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