Alghero, gli allevatori restano a Surigheddu
Il tribunale del riesame ha disposto il dissequestro anche di Mamuntanas
ALGHERO. I quattordici allevatori che utilizzano le terre dell’azienda agricola regionale di Surigheddu e Mamuntanas per la propria attività, e che per questo un mese fa sono stati raggiunti da un avviso di garanzia, resteranno all’interno del comprensorio agrario alle porte di Alghero. L’ha deciso il Tribunale del riesame, che ha disposto il dissequestro dell’intera azienda, oltre 1200 ettari lungo la provinciale che dalla cantoniera di Rudas conduce sino alla cinta urbana e all’area artigianale di Ungias e Galanté. Prima di natale il blitz del corpo forestale di Sassari e dei carabinieri di Alghero, con cinquanta uomini impegnati e sparsi sul territorio dell’azienda agricola di cui è formalmente proprietaria la Regione dal 1986, si è concluso col sequestro di tutta l’area, di cui gli stessi allevatori sono stati nominati custodi giudiziari per il tempo di trenta giorni: da venerdì scorso, in pratica, erano a rischio di sgombero da un momento all’altro, e solo la vicinanza tra quell’ultimatum pronunciato dalla Procura di Sassari e il pronunciamento del Tribunale del riesame ha scongiurato, prevedibilmente, un’azione di sgombero che avrebbe interessato centinaia e centinaia di capi di bestiame in piena stagione agraria: tradotto, al netto di qualsiasi giudizio sulla vicenda, per le aziende avrebbe rappresentato un colpo da ko. I quattordici allevatori restano accusati dei reati di invasione di terreni ed edifici, di pascolo abusivo e di introduzione e abbandono di animali nel fondo altrui con l’intento di farli pascolare. Nei prossimi giorni si conosceranno le motivazioni della decisione assunta dal tribunale del riesame.
L’avvocato Danilo Mattana, che rappresenta la maggior parte di loro e che nell’udienza di avantieri ha sostenuto l’infondatezza delle accuse con argomentazioni cui si sono associati anche gli altri difensori, gli avvocati Elias Vacca, Salvatore Castronuovo e Gabriele Satta. Il provvedimento, che rimette tutto in discussione anche in vista del procedimento civile aperto per accertare l’effettiva proprietà della Regione, rischia di raffreddare l’interesse del colosso Bonifiche Ferraresi. (g.m.s.)
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