Il costoso “ritorno” delle alghe
I cumuli di posidonia saranno riposizionati sull’arenile. Spesa a carico del Comune e dei concessionari
ALGHERO. Il fenomeno della posidonia spiaggiata è uno dei più complessi da affrontare sul piano operativo, all'inizio e alla fine della stagione estiva. Con gli stabilimenti balneari ormai in avanzata fase di smantellamento comincia ora la “fase due”, quella del riposizionamento delle alghe morte sulla parte dei litorali da dove, all'inizio della stagione, erano state rimosse per consentire ai bagnanti una migliore fruibilità dell'arenile.
Il procedimento è a carico del Comune per quanto attiene le spiagge cosiddette libere, dei privati invece per quelle in concessione. L’ammasso della paglia marina è avvenuto poco prima dell’inizio dell’estate su quella che è diventata una vera e propria discarica: il tratto di costa di San Giovanni, a ridosso del canalone.
Il trasporto ha avuto naturalmente un costo per ciascun titolare delle concessioni demaniali, si parla di circa 4 mila euro, e ora analogo costo dovrà essere affrontato per il riposizionamento. Una specie di gioco dell’oca abbastanza costoso. Discorso che interessa anche il Comune per i restanti arenili. Questa procedura avviene in seguito agli indirizzi dell’assessorato regionale all’Ambiente che fa riferimento a quanto prevedono le indicazioni del ministero per la tutela dell’Ambiente.
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Esistono inoltre in normativa altre possibilità per affrontare il fenomeno, come la rimozione permanente e lo smaltimento, che però non vengono perseguite anche in questo caso per la complessità delle procedure, pareri tecnici a volte contrastanti e valutazioni piuttosto rigide che giungono anche dal mondo ambientalista. Si è parlato a lungo di un utilizzo in agricoltura della posidonia spiaggiata, quale fertilizzante, ci sono progetti che hanno ricevuto riconoscimenti in concorsi pubblici sull’innovazione, ma anche in questo caso, nessuna idea per quanto supportata sul piano tecnico e scientifico, è mai riuscita a decollare.
L’unico elemento certo sembra essere quello dei disagi che si registrano nella fase di ammasso delle alghe sull’arenile di San Giovanni. Ammasso che determina situazioni di putrescenza, richiamo di insetti di ogni genere, e che regolarmente provoca le proteste di quanti risiedono nelle immediate adiacenze della discarica di alghe che, pur in presenza di un processo assolutamente naturale, emanano miasmi maleodoranti che si diffondono tra attività commerciali, abitazioni strutture ricettive. Va ricordato che quella di San Giovanni dove avviene l’accumulo è sempre una spiaggia, un bene straordinariamente prezioso in piena area urbana. Uno spazio che qualsiasi altra località turistica invidierebbe per le potenzialità di utilizzo che contiene, ma che da queste parti viene utilizzata come discarica. Anche se di posidonia spiaggiata.
Il fatto che le acque antistanti non siano balneabili, per la presenza del canalone, non significa che quel tratto di arenile non possa essere utilizzato, tanto per fare un esempio, per l’elioterapia visto che è facilmente raggiungibile anche a piedi.
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