La Nuova Sardegna

Alghero

Mario Salis sarà il grande mediatore

di Gian Mario Sias
Mario Salis sarà il grande mediatore

Il leader uscente dei dem rieletto segretario per acclamazione. Il suo compito: far convivere le due anime del partito

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ALGHERO. Mario Salis è ancora il segretario del Partito democratico di Alghero. Il leader uscente dei dem catalani è stato confermato per acclamazione alla guida di un direttivo che è espressione della lista unitaria con cui le diverse anime democratiche cittadine hanno suggellato un armistizio dopo tre anni da “separati in casa”. La non casuale coincidenza tra quest’importante appuntamento di democrazia interna e la crisi dell’amministrazione comunale, culminata lunedì scorso con le dimissioni del sindaco Mario Bruno, hanno permesso di accelerare quel processo di pacificazione, almeno formale, che molti dirigenti regionali e territoriali del Pd auspicavano. Alla fine, sebbene sia evidente la frattura tra la componente che fa capo a Giacomo Spissu e che ha “retto la baracca” in questi anni, rappresentata in città da Enrico Daga, consigliere comunale e dirigente provinciale del partito, e quella che ha sostenuto Mario Bruno, che si professa ancora seguace di Renato Soru, ma anche dei consiglieri regionali Luigi Lotto e Salvatore Demontis, è stato siglato un accordo che riconosce ai vertici del Pd il lavoro fatto in questi anni all’opposizione, e al sindaco Mario Bruno di protrarre la propria esperienza amministrativa e di ritornare con le sue truppe nei ranghi democratici. Vocabolario alla mano, si definisce come pace la condizione di normalità di rapporti, di assenza di guerre e conflitti, sia all’interno di un popolo, di uno Stato, di gruppi organizzati, sia all’esterno. Oppure la pace è, per estensione, un buon accordo, la presenza di armonia, concordia di intenti tra due o più persone, nei rapporti privati o nella vita sociale. Ma è pace anche la condizione di tranquillità materiale, di riposo, di quiete, uno stato di tranquillità e serenità spirituale, non turbata da timori, affanni o passioni. Insomma, niente di tutto ciò che succede tra le fazioni del Pd di Alghero. Per un rasserenamento vero e proprio serviranno ancora molti passaggi. Il primo riguarda la ricomposizione dell’anomalia che vede il Pd fuori dal centrosinistra e dall’amministrazione guidata da Mario Bruno, ex consigliere regionale del partito, con cui si è consumata una violenta rottura all’indomani della sua decisione di candidarsi contro la volontà della segreteria e del direttivo algherese. Nelle prossime ore si capirà se il Pd, che ormai può considerare tra i suoi anche il consigliere comunale Alessandro Nasone, ex Upc, entrerà in maggioranza o garantirà a Bruno solo un appoggio esterno. Anche ieri era netta la percezione che in via Mazzini convivano – meglio, abbiano convissuto in passato e si apprestino a convivere di nuovo, senza alcun trasporto – due partiti diversi. Rivalità, tradimenti politici, delusioni amministrative, visioni contrapposte dell’idea stessa di futuro: ci sono due mondi che in questi tre anni se le sono date di santa ragione perché convivevano contro natura anche prima. Rappacificarle non sarà semplice, non sarà indolore, non sarà un processo rapido. L’unica cosa su cui tutti nel Pd convergono con un certo tasso di apparente sincerità è l’apprezzamento per Mario Salis. Serio, misurato, coerente, lucido, intellettualmente onesto, infaticabile, ha traghettato il partito in questa difficile fase di transizione. Ora lo attende un altro passaggio insidiosissimo: la trattativa su tempi e modi con cui il Pd traghetterà Bruno sino a fine legislatura.

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