Posidonia spiaggiata a Fertilia: si prova il metodo Gallura
A Golfo Aranci è stata applicata una tecnologia che ha già ripulito un arenile, lo stesso si spera di fare alla Cava perché sia frequentabile da residenti e turisti
ALGHERO. La Riviera del corallo adotta il “metodo Gallura” per risolvere il problema della posidonia. Nei giorni scorsi è partita la sperimentazione sui vecchi cumuli di stoccaggio al fine di separare quelle che erroneamente vengono chiamate alghe dalla sabbia, la cui rimozione è vietata oltreché dannosa sul piano ambientale. Il metodo è lo stesso già usato con successo a Olbia e Golfo Aranci. Si tratta di «interventi di vagliatura che l’assessore comunale dell’Ambiente Raniero Selva, ha previsto nell’ambito della sperimentazione di buone pratiche già adottate con successo in questi anni per la salvaguardia e la valorizzazione del sistema costiero». Le operazioni sono in corso di realizzazione già da giovedì sul sito di accumulo della posidonia esistente nel retro-duna ricompreso tra l’area pinetata e la spiaggia “Cuguttu”, a Maria Pia.
«È un progetto sperimentale, ma in caso di un eventuale successo si spera di renderlo replicabile sugli altri siti attualmente ricoperti da alghe lungo il vastissimo arenile di Alghero», sottolineano da Porta Terra, che quest’anno sembra intenzionata a intervenire per tempo - o almeno un po’ più in tempo degli altri anni - per evitare il solito mese abbondante di polemiche e di proteste degli operatori balneari, costretti a iniziare la stagione turistica in mezzo alla posidonia. L’area su cui si spera di poter intervenire prima possibile è quella di San Giovanni. Il Comune annuncia apertamente che «si prefigge di recuperare l’intera frazione sabbiosa presente, prevedendone la ridistribuzione sul litorale di provenienza».
Si tratta di un tipo di intervento «che, in continuità con le opere di riqualificazione recentemente effettuate nella fascia alberata che hanno permesso di portare alla luce un ampio tratto di pineta, consentirà di restituire l’intero sito di accumulo, composto da circa mille e 500 metri quadrati, alla libera fruibilità pubblica». Come già avvenuto in passato, il settore Ambiente dell’amministrazione comunale si è avvalso della consulenza scientifica di Vincenzo Pascucci, sedimentologo ed esperto di fenomeni del genere.
Il professore del Dipartimento di Architettura, design e urbanistica di Alghero dell’Università di Sassari ha valutato favorevolmente l’esperimento, che si inserisce nell’ambito della collaborazione istituzionale portata avanti anche a fini di analisi didattica. La novità lascia ben sperare anche gli abitanti di Fertilia e i loro rappresentanti ai vertici del comitato di quartiere. Nell’ambito del “patto” non scritto in base al quale è stato attivato un rapporto di collaborazione con l’amministrazione comunale, il comitato di quartiere guarda con grande attenzione all’esperimento in atto, con l’auspicio che possa interessare anche la spiaggia della “Cava”, nei paraggi di Punta Negra, particolarmente frequentata dalle famiglie della borgata giuliana. Alla Cava è presente uno dei punti di stoccaggio, proprio a ridosso dell’arenile. La società che sta facendo le “prove” è la stessa che a Cala Sabina, a Golfo Aranci, in un contesto analogo per morfologia e dimensione, è riuscita a ricavare una decina di metri di spiaggia.
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