Alghero, quando l'amore batte la burocrazia: adottati cinque figli
L’odissea di una coppia si è conclusa dopo anni di battaglie. Una lotta vinta anche grazie alla sensibilità dei giudici italiani e ucraini
ALGHERO. «Adottare un bambino gratifica l’esigenza genitoriale, adottarne di più è diverso». È un atto d’amore che sfida il freddo ucraino, le leggi, la burocrazia, i pregiudizi. Gianni Cherchi, politico, pensionato, e sua moglie Paola Masala, casalinga, mamma a tempo pienissimo, hanno battuto ogni ostacolo: luoghi comuni, distanze siderali e regole che valgono in un Paese e in un altro no. Sono stati così tenaci da piegare le leggi a una sola, che se ne infischia del diritto: l’amore per i figli. Quello sono e sono sempre stati Ivan Tommaso, 21 anni, Victor Leonardo, 18, Oxana Chiara, 16 e mezzo, Francesco, 13 e mezzo, e Andrea, 11.
Oggi portano tutti lo stesso cognome, si sentono fratelli, vivono una normalità che è costata impegno e volontà. Tommaso è in Lussemburgo, sta fuori casa da due anni, è impiantista. Leonardo fa i Geometri, quart’anno, e vive un sogno: è stato preso per “Comma 22”, il film che George Clooney girerà a Olbia. Chiara è al terz’anno del corso socio-sanitario. Francesco è in terza media, farà lo scientifico. Andrea è in quinta elementare.
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Una famiglia normalissima: si litiga, si discute, ci sono alti e bassi. Gianni Cherchi e Paola Masala stanno insieme dal 15 gennaio 1978. Si sono sposati il 18 ottobre 1980. Non possono avere figli insieme. Nel 1990 provano l’adozione ma si arrendono a quel mostro a più teste che sa essere la burocrazia. «Abbiamo riversato il nostro amore sui nipoti, poi ci siamo resi conto dei tanti bambini che hanno necessità di una famiglia», spiegano. Da luglio 2007 a febbraio 2008 prendono una bambina in affido. «Frequentavamo tanto la famiglia che aveva in affido il fratellino, siamo diventati amici», dicono. E l’incontro con Giancarlo Moretti, presidente dell’associazione “Raggio di Sole”, tramite cui è arrivata Oxana, alias Chiara, una bimba ucraina. «Aveva sei anni, era il giugno 2008, c’è stata tre mesi». È tornata a Natale, e intanto i Cherchi avevano saputo che era “adottabile”. Nel febbraio 2009 entrano nella loro vita Andrea e Francesco, fratellini, algheresi. «Li abbiamo presi in affido», raccontano. I loro genitori hanno avuto l’umiltà di chiedere aiuto in un momento di difficoltà. «In estate Chiara è tornata ed è stato amore a prima vista». Chiara ha anche dei fratelli, Tommaso e Leonardo, che arrivano ad Alghero. I tre stanno in famiglie diverse. Nel loro Paese non si frequentavano, chi li ospita prende a frequentarsi. «Un giorno Gianni va all’orto, Tommaso lo segue, poi mio marito torna e mi dice “mi ha chiamato babbo”», ricorda Paola Masala. Forse è lì che è iniziato tutto, o forse era già iniziato quando Chiara è arrivata ad Alghero per la prima volta. Di certo da quel momento i due non hanno più dubbi. «Li adottiamo tutti e tre», decidono.
Inizia l’odissea. Per la legge italiana, una coppia che ha bimbi in affido non può adottarne altri, ma convincono il Ministero. Per la legge ucraina, lui ha tre mesi più del consentito per adottare Chiara: sì i fratelli, lei no. La adotta la moglie, ma in Italia un single non può farlo. Si trova la formula dell’ “affido pre-adottivo”. Si parte per l’Ucraina, devono lasciare Andrea e Francesco da amici, ma non si può: se partono senza loro, gli vanno tolti. La sensibilità dei giudici supera anche questa: dopo otto anni di affido, dicono che i più piccoli devono essere adottati. Nessun dubbio. «Sono nostri figli».
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