Alghero, bar e ristoranti assediati da mastelli colmi di rifiuti
di Gian Mario Sias
L’assessore Selva: «Incredibile il modo in cui non si rispettano le regole» I commercianti chiedono che vengano istituite al più presto le oasi ecologiche
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ALGHERO. Per ora, quella dei rifiuti, della raccolta differenziata e del porta a porta “spinto” è una rivoluzione a metà. E come tutte le cose lasciate a metà, non accontenta nessuno. I turisti sono basiti, i cittadini sono arrabbiati, i ristoratori e i baristi non ne parliamo. Ma anche l’assessore dell’Ambiente, Raniero Selva, cui due estati fa il sindaco Mario Bruno ha affidato la grana di un appalto da aggiudicare, far partire e mettere a regime, è molto adirato. Con i commercianti e con certi cittadini. Così un giro per il centro storico intorno all’ora di pranzo, quando le condizioni meteo lo consentono, diventa l’occasione per registrare un corto circuito e il solito clima da “tutti contro tutti”. «È semplicemente incredibile, siamo costretti a ospitare i nostri clienti tra i rifiuti, i cattivi odori, uno spettacolo terribile per la vista e per tutti i sensi», affermano la maggior parte degli esercenti della parte vecchia della città. «Incredibile è il modo in cui non si rispettano le regole, si espongono i rifiuti fuori orario, non ci si attiene alle indicazioni», replica l’assessore. In attesa di scoprire chi ha ragione, o almeno quale delle due parti si sbaglia di più, la realtà è certificata dalle immagini di dehor e tavolini circondati di mastelli, e di mastelli colmi, traboccanti, a pochi passi dai piatti fumanti e dalla prima ondata di turisti che guardano l’orizzonte, Capo Caccia, il sole, ma la iconica rappresentazione della Riviera del corallo è disturbata dalla presenza di quei cumuli tutti ben impilati un po’ dappertutto. In teoria, regolamento alla mano, i rifiuti dovrebbero essere tenuti all’interno dei locali sino all’ora in cui è previsto il ritiro o giù di lì. «Questa organizzazione non tiene minimamente conto delle caratteristiche e delle dimensioni della maggior parte dei locali», sbottano in tanti. «Dove dovremmo tenerli? In cucina? E l’igiene?», chiedono senza tenere in conto che neanche l’idea di aver “acquistato” suolo pubblico in più per parcheggiare l’immondizia a portata di naso dei clienti è una grande soluzione, sul piano igienico. Ma in effetti lo sanno, tanto che invocano una soluzione che somiglia tanto a quella su cui alcuni mesi fa si era trovato un accordo. «Servono delle oasi ecologiche destinate a questo tipo di attività», chiedono i gestori di ristoranti, gelaterie, pizzerie, bar, trattorie mentre alcuni clienti fanno sì con la testa. «Quella è la soluzione e non vediamo l’ora che si realizzi, ma dipende anche da loro», replica Raniero Selva, che intanto chiede «che si rispettino le regole o saremo costretti a sanzionare tutti per frenare questa deregulation che rovina l’immagine della città».
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