Donne, il futuro è nella “Rete”
di Gian Mario Sias
Il presidio “rosa” rinnova le cariche e programma le attività: focus su lavoro, sociale, scuola, istituzioni
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ALGHERO. A una settimana dalla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, dopo una settimana dall’apertura del Centro di ascolto antiviolenza di Fertilia, in un momento in cui anche la cronaca cittadina ripropone con urgenza l’attualità di un presidio del genere, la Rete delle donne traccia il bilancio di quattro anni e riparte.
Una decina di giorni fa si è concluso il primo mandato della presidente Speranza Piredda. Ma il rinnovo degli organi di vertice si è celebrato nel segno della continuità, per proseguire lungo il percorso già intrapreso e per portare a compimento i tantissimi progetti in cantiere. È con questo spirito che Speranza Piredda, medico e da sempre attiva nel campo della difesa dei diritti, è stata rieletta alla guida del collettivo che ogni giorno si impegna per la difesa e la valorizzazione dei diritti di genere, per reali e concrete condizioni di emancipazione e per la promozione di una società senza discriminazioni. Composta da singole aderenti e da associazioni come Unicef, Fidapa e Fiochi azzurri Fiocchi rosa, la Rete ha eletto Caterina Cherchi come vicepresidente e Giovanna Piras come segretaria. Completano il direttivo Silvana Pinna, Noemi Fenu, Lina Passerò, Tina Cossu e Marisa Castellini.
Il Centro di ascolto antiviolenza rappresenta uno snodo ideale. È il punto di arrivo di un quadriennio in cui si sono gettate le basi per promuovere una sensibilità diffusa a livello cittadino e territoriale rispetto a una battaglia che non può e non deve essere sottostimata, e che non può coinvolgere o riguardare solo le donne. Ma è anche il punto di partenza per il nuovo mandato, in cui si dovrà iniziare a raccogliere i frutti di quanto seminato in tutti questi anni. Questo momento di transizione è anche l’occasione buona per tracciare un bilancio dell’organizzazione che per statuto si propone in particolare l’affermazione dei diritti delle donne, la loro valorizzazione culturale e sociale delle donne, in sinergia con le istituzioni e le associazioni del territorio che perseguono gli stessi fini.
Il bilancio è affidato a un documento condiviso. «Dal 2014 la Rete delle donne è un presidio permanente per il coinvolgimento di Alghero in occasione di ricorrenze di rilevanza mondiale, come il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, l’8 marzo, Giornata della donna, il 14 febbraio, in cui in diverse piazze si celebra l’One Billion Rising – è il resoconto – ma soprattutto è stata attivata la collaborazione con il Centro di ascolto per uomini maltrattanti di Sassari e l’associazione “Malik”». Il lavoro si sviluppato lungo quattro grandi direttrici: donne e lavoro, donne e scuola, donne e sociale, donne e istituzioni.
«Abbiamo analizzato l’impatto della crisi sulla quotidianità dell’universo femminile, abbiamo avviato un percorso destinato a combattere la “comunicazione ostile” di genere – rivendica la Rete – abbiamo sostenuto la creazione di “percorso rosa” nella sanità cittadina».
E ancora la collaborazione col Vel Marì, l’adesione al Progetto Liantza, la promozione di eventi e campagne sociali. Il percorso è tracciato, la direzione è chiara. La Rete delle donne c’è.
Una decina di giorni fa si è concluso il primo mandato della presidente Speranza Piredda. Ma il rinnovo degli organi di vertice si è celebrato nel segno della continuità, per proseguire lungo il percorso già intrapreso e per portare a compimento i tantissimi progetti in cantiere. È con questo spirito che Speranza Piredda, medico e da sempre attiva nel campo della difesa dei diritti, è stata rieletta alla guida del collettivo che ogni giorno si impegna per la difesa e la valorizzazione dei diritti di genere, per reali e concrete condizioni di emancipazione e per la promozione di una società senza discriminazioni. Composta da singole aderenti e da associazioni come Unicef, Fidapa e Fiochi azzurri Fiocchi rosa, la Rete ha eletto Caterina Cherchi come vicepresidente e Giovanna Piras come segretaria. Completano il direttivo Silvana Pinna, Noemi Fenu, Lina Passerò, Tina Cossu e Marisa Castellini.
Il Centro di ascolto antiviolenza rappresenta uno snodo ideale. È il punto di arrivo di un quadriennio in cui si sono gettate le basi per promuovere una sensibilità diffusa a livello cittadino e territoriale rispetto a una battaglia che non può e non deve essere sottostimata, e che non può coinvolgere o riguardare solo le donne. Ma è anche il punto di partenza per il nuovo mandato, in cui si dovrà iniziare a raccogliere i frutti di quanto seminato in tutti questi anni. Questo momento di transizione è anche l’occasione buona per tracciare un bilancio dell’organizzazione che per statuto si propone in particolare l’affermazione dei diritti delle donne, la loro valorizzazione culturale e sociale delle donne, in sinergia con le istituzioni e le associazioni del territorio che perseguono gli stessi fini.
Il bilancio è affidato a un documento condiviso. «Dal 2014 la Rete delle donne è un presidio permanente per il coinvolgimento di Alghero in occasione di ricorrenze di rilevanza mondiale, come il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, l’8 marzo, Giornata della donna, il 14 febbraio, in cui in diverse piazze si celebra l’One Billion Rising – è il resoconto – ma soprattutto è stata attivata la collaborazione con il Centro di ascolto per uomini maltrattanti di Sassari e l’associazione “Malik”». Il lavoro si sviluppato lungo quattro grandi direttrici: donne e lavoro, donne e scuola, donne e sociale, donne e istituzioni.
«Abbiamo analizzato l’impatto della crisi sulla quotidianità dell’universo femminile, abbiamo avviato un percorso destinato a combattere la “comunicazione ostile” di genere – rivendica la Rete – abbiamo sostenuto la creazione di “percorso rosa” nella sanità cittadina».
E ancora la collaborazione col Vel Marì, l’adesione al Progetto Liantza, la promozione di eventi e campagne sociali. Il percorso è tracciato, la direzione è chiara. La Rete delle donne c’è.
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