Campo Maria Pia, la difesa di Corona
Il maestro di taekwondo risponde al pm: il mio comportamento irreprensibile
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ALGHERO. Sembrano destinate a separarsi definitivamente i destini processuali di Andrea Corona e Mirko Calisai rispetto agli altri protagonisti della vicenda giudiziaria legata all’assegnazione del campo di calcio con pista di atletica a Maria Pia all’Asd Antonello Cuccureddu 1969.
Il 10 giugno del 2017 erano finiti nei guai l’allora assessore dello Sport, Antonello Usai, il dirigente e un impiegato del settore, Giansalvo Mulas e Giancarlo Chessa, l’ex campione della Juventus e suo nipote, Efisio Balbina. La posizione di Corona e Calisai era parsa marginale sin dall’inizio e nei loro confronti non si era ritenuto di dover adottare alcuna misura cautelare, ma di recente hanno potuto spiegare la loro posizione in sede di udienza preliminare. I due, che rispondono di falso ideologico e falso materiale, erano finiti nella commissione aggiudicatrice come componenti tecnici della Commissione comunale dello Sport, in rappresentanza dell’associazionismo sportivo e sociale di Alghero.
Secondo quanto emerge con chiarezza anche per volontà dei diretti interessati, che hanno voluto esporre la propria versione dei fatti di fronte al giudice e rispondere con puntualità alle domande del pubblico ministero, il fatto che la loro nomina non abbia riferimenti politici e la marginalità del ruolo avuto nell’espletamento delle attività di aggiudicazione sono elementi essenziali per chiarire una volta per tutte che non ci sono elementi utili a supporre una loro partecipazione in concorso a ogni ipotetica trama di reato. È stato proprio Andrea Corona, uomo di sport e di impegno sociale, molto stimato in città e non solo, a offrire al giudice uno spaccato dei suoi trascorsi di impegno nello sport e nelle associazioni di volontariato, chiarendo di non conoscere gli indagati se non sommariamente e per via dei loro trascorsi incarichi pubblici. L’atleta e maestro di taekwondo ha chiarito di aver avuto «un comportamento irreprensibile durante le riunioni della commissione e ha rimarcato che le irregolarità eventualmente commesse nel corso della votazione di una delibera non sono a lui riconducibili». (g.m.s.)
Il 10 giugno del 2017 erano finiti nei guai l’allora assessore dello Sport, Antonello Usai, il dirigente e un impiegato del settore, Giansalvo Mulas e Giancarlo Chessa, l’ex campione della Juventus e suo nipote, Efisio Balbina. La posizione di Corona e Calisai era parsa marginale sin dall’inizio e nei loro confronti non si era ritenuto di dover adottare alcuna misura cautelare, ma di recente hanno potuto spiegare la loro posizione in sede di udienza preliminare. I due, che rispondono di falso ideologico e falso materiale, erano finiti nella commissione aggiudicatrice come componenti tecnici della Commissione comunale dello Sport, in rappresentanza dell’associazionismo sportivo e sociale di Alghero.
Secondo quanto emerge con chiarezza anche per volontà dei diretti interessati, che hanno voluto esporre la propria versione dei fatti di fronte al giudice e rispondere con puntualità alle domande del pubblico ministero, il fatto che la loro nomina non abbia riferimenti politici e la marginalità del ruolo avuto nell’espletamento delle attività di aggiudicazione sono elementi essenziali per chiarire una volta per tutte che non ci sono elementi utili a supporre una loro partecipazione in concorso a ogni ipotetica trama di reato. È stato proprio Andrea Corona, uomo di sport e di impegno sociale, molto stimato in città e non solo, a offrire al giudice uno spaccato dei suoi trascorsi di impegno nello sport e nelle associazioni di volontariato, chiarendo di non conoscere gli indagati se non sommariamente e per via dei loro trascorsi incarichi pubblici. L’atleta e maestro di taekwondo ha chiarito di aver avuto «un comportamento irreprensibile durante le riunioni della commissione e ha rimarcato che le irregolarità eventualmente commesse nel corso della votazione di una delibera non sono a lui riconducibili». (g.m.s.)
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