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Alghero

Coronavirus, l'ex assessore al Turismo: "Per la Sardegna la sicurezza è la carta vincente"

Umberto Aime
Antonio Costantino
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Antonio Costantino

Antonio Costantino, in Regione negli Anni 90, lavora a Praga come tour operator: "La bellezza dell'isola non basterà a salvarci"

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CAGLIARI. Natali algheresi, assessore regionale al turismo, alla fine degli anni novanta, poi tour operator da Praga, ma con in testa solo la Sardegna. Antonio Costantino è, come sempre, un fiume in piena. «Quanto vorrei – dice – che anche quest’estate la mia terra fosse una delle mete più ambite del Mediterraneo. Non sarà facile, il coronavirus è stata una mazzata, ma bisogna provarci con determinazione e coraggio. Però deve muoversi in fretta, o rimarrà ai margini». Nel 2019 Sardegna travel, l’agenzia che ha fondato sedici anni fa, ha contribuito a garantire un importante flusso di turisti – 28mila arrivi e 142mila presenze – in partenza dalla Repubblica Ceca verso Alghero, Santa Margherita di Pula, la Gallura e l’Ogliastra. «Peccato – svela – che sia arrivata la pandemia, altrimenti ci sarebbe stato il botto. Fino a gennaio, le prenotazioni erano cresciute anche del 20-30 per cento, un exploit se confrontato con gli ultimi dieci anni, poi purtroppo siamo stati travolti dall’apocalisse».

Lamentarsi è inutile.

«Vogliamo invece salvare la stagione? Sì, allora dimostriamo immediatamente che, nonostante il coronavirus, la Sardegna continua a essere un paradiso sicuro. Servono prove concrete, oggi i potenziali turisti, prima di tutto pretendono questa garanzia assoluta, poi tutto il resto. Sarà proprio il poter contare o meno su questa certezza a far la differenza fra i territori».

Diffondere lo slogan «Sardegna Covid free» non sarà facile.

«Potrebbe esserlo se dovesse muoversi ancora in ordine sparso. Se ogni albergo o residence riprenderà a fare di testa propria. Non lo sarà, invece, se noi sardi avremo la forza, l’intelligenza di presentarci come la regione in cui le prescrizioni sanitarie sono state rispettate, com’è confermato dal basso numero di contagi. Ma soprattutto che, in futuro, le stesse regole continueranno a esserci negli aeroporti, in un hotel a cinque stelle o nell’albergo familiare. Per essere ancora più chiaro, al mercato dobbiamo far sapere che la Sardegna, oltre a essere bella, è prima di tutto affidabile».

Il suggerimento è?

«Approvare e rispettare un protocollo turistico-sanitario regionale. Leggendolo, il potenziale ospite dovrà sentirsi protetto dall’inizio alla fine del viaggio».

Basterà?

«Senza la Sardegna potrebbe rischiare addirittura di non essere neanche presa in considerazione dal mercato europeo».

Poi cosa bisognerebbe fare?

«Proporre e firmare accordi bilaterali con gli Stati che sono da sempre nostri clienti. Ma anche trattare con altri, nuovi, che abbiamo avuto lo stesso pochi contagi. Dove però ti chiederanno innanzitutto: ma la Sardegna è sicura? La risposta dovrà essere un sì grande e tondo. Di recente la Repubblica Ceca ha chiuso un accordo simile con le isole greche e la Croazia. Quindi, se non vogliamo essere tagliati fuori, è indispensabile far partire una nostra campagna promozionale rivoluzionaria».

La concorrenza corre.

«Con le stime al ribasso, tutti cercheranno di accaparrarsi il più possibile. Lo faranno offrendo prezzi stracciati, invece noi dobbiamo puntare sulla sicurezza. Però, lo ribadisco, dobbiamo entrare in azione ora».

Che stagione si aspetta?

«Non sarà di grandi numeri, giugno è saltato. Invece potrebbe essere di buona qualità, a luglio e ad agosto, con l’arrivo delle famiglie. Mentre, a settembre e ottobre, dobbiamo intercettare gli altri segmenti del turismo che sono un’infinità. Ma soprattutto dobbiamo saper sfruttare quest’occasione, seppure vissuta in uno stato d’emergenza, per fidelizzare il turista. A cominciare da quello nuovo, per farlo ritornare l’estate prossima, quando la pandemia sarà solo un ricordo».

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