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Alghero, morto ai bastioni: il pm chiede 7 condanne

di Nadia Cossu
Alghero, morto ai bastioni: il pm chiede 7 condanne

Domenico Nurra, 71 anni, precipitò sulle rocce dopo il cedimento della balaustra. La Procura: il pericolo era prevedibile ma non ci fu una manutenzione adeguata

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ALGHERO. «Nonostante fosse stato accertato lo stato di degrado delle balaustre, nessuno intervenne per verificare che venisse garantita un’adeguata manutenzione. Non risulta agli atti di questo processo che alcuno dei dirigenti abbia verificato se realmente la società AlgheroInHouse eseguisse correttamente la manutenzione. Tutti gli imputati sono rimasti inermi. Chi per competenza avrebbe dovuto vigilare, ha invece omesso di farlo e nessuno si è curato di osservare la frequenza allarmante con cui si erano verificati in passato, fin dal 2008, i distacchi delle balaustre».

Tutti responsabili quindi, e tutti da condannare: «Alla pena che lei, giudice, riterrà più congrua».

Si è aperta e conclusa ieri mattina la requisitoria del pubblico ministero Mario Leo nel processo a carico dei sette imputati di omicidio colposo per la morte, avvenuta a marzo del 2014, di Domenico Nurra, il pensionato di 71 anni precipitato dai bastioni dopo il cedimento di una balaustra. L’uomo era caduto sulle rocce da un’altezza di sei metri dopo essersi appoggiato a una ringhiera tra la Torre di Sulis e la Torre dei cani. Per quel fatto sono a processo dirigenti e amministratori della società partecipata AlgheroInHouse: Guido Calzia (assistito dall’avvocato Edoardo Morette), Gian Marco Saba e Giovanni Spanedda (difesi da Nicola Satta), Antonio Maria Era (assistito da Sara Migliore), Luigi Altea (difeso dagli avvocati Sebastiano Chironi e Franco Luigi Satta), Gennaro Monte (assistito dall’avvocato Danilo Mattana) e Antonio Ferro (difeso da Antonello Pais).

Il pubblico ministero ha ripercorso i momenti della tragedia della primavera di sette anni fa sottolineando la responsabilità degli imputati che a suo dire «non rispettarono norme di comune prudenza. Ciascuno era in grado di accorgersi dello stato in cui versava la balaustra, c’era tutta la prevedibilità del pericolo, anche perché più volte la stampa aveva messo in luce le condizioni di degrado delle ringhiere dei bastioni, ma nulla è stato fatto. E io ritengo invece, all’esito dell’istruttoria dibattimentale e delle prove acquisite, che se ci fosse stata la necessaria manutenzione quella tragedia non si sarebbe verificata». Leo ha chiesto la condanna dei sette imputati con la determinazione di pena rimessa alla decisione del giudice Mauro Pusceddu. A fine febbraio la discussione delle difese.

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