Evasione fiscale, nei guai Marco Carta e altri 24 vip

Gli accertamenti sono partiti dalle segnalazioni dei cittadini. Tre milioni nascosti al fisco. I nomi trapelati: oltre al cantante vincitore di Sanremo, il giocatore del Cagliari Larrivey, il pokerista Candio e due noti oculisti cagliaritani

CAGLIARI. Il nome scelto per l’operazione è tutto un programma: “stealth”, cioè furtivo, scarsamente percettibile, forse alle persone comuni, ma non ai radar della guardia di finanza. È stato invece proprio il profilo tutt’altro che modesto a far finire 25 professionisti cagliaritani nelle maglie del nucleo regionale di polizia tributaria, che nei prossimi giorni invierà un corposo rapporto alla magistratura. Le accuse sono di evasione fiscale: il totale accertato in questa fase, destinato a crescere, è superiore ai 3 milioni di euro: due milioni già accertati di evasione, 1,2 milioni di Irap e 100mila euro di Iva evasa.

Oggetto dell’attenzione del nucleo regionale di polizia tributaria: 9 avvocati, 5 medici (due cardiologi, un fisiatra e due oculisti), 3 commercialisti, revisori dei conti e ragionieri, 3 ingegneri edili, un giocatore di carte professionista, un calciatore, un cantante, un consulente del lavoro e un notaio. Quasi impossibile sapere i nomi degli evasori, o presunti tali, ma qualche nome è comunque trapelato: Marco Carta (il cantante vincitore anche di un Festival di Sanremo), Filippo Candio (giocatore di poker professionista), Joaquin Larrivey (calciatore, attaccante del Cagliari), e due oculisti, Maurizio Fossarello, primario della Clinica oculistica universitaria, e Sergio Solarino, professionista molto conosciuto nell’isola.

L’operazione messa in piedi dalla finanza ha preso le mosse nella maniera più banale: dalle denunce, evidentemente circostanziate, fatte da cittadini al Gruppo di Cagliari chiamando il 117. Insieme a questo input, che vale per alcuni professionisti, come coloro che emettono fatture o ricevute, ve ne sono stati altri, come il controllo economico del territorio, l’analisi incrociata delle banche dati palesi e non, e un lavoro di analisi discreto ma evidentemente efficace che ha impegnato gli uomini delle fiamme gialle per mesi. Dopo che gli investigatori hanno messo gli occhi sulle loro “prede” fiscali, sono partiti i controlli bancari, gli accertamenti patrimoniali e le ulteriori verifiche sul comportamento dei professionisti. Il primo elemento che è risultato evidente per tutti i 25 sotto indagine è la palese discrepanza tra il loro stile di vita (auto, barche, conti correnti, patrimoni) e quanto dichiarato al fisco. Una differenza che ha insospettito gli investigatori e che ha messo in piedi un’ulteriore, discretissima, attività di verifiche sul campo, solo al termine delle quali sono stati inviati i memorandum all’autorità giudiziaria e, per quanto di competenza, all’Agenzia delle Entrate.

Le cifre sinora emerse non dovrebbero essere quelle finali. La Finanza ritiene più che plausibile che il valore accertato di evasione cresca, per questi 25 professionisti, man mano che si andrà a fondo nella ricerca. A questo punto occultare o intestare falsamente i beni oggetto di accertamento sarebbe per i professionisti, in apparenza quasi tutti consapevoli dei rischi, molto grave; si rischia un ulteriore capo di imputazione, con conseguenze ancora più imbarazzanti.

Impossibile sapere per tutti i 25 evasori parziali come sia stato aggirato il fisco. Molti hanno usato tecniche tradizionali, la non emissione di fattura o una parziale registrazione. Altri invece hanno giocato di fantasia, come il professor Maurizio Fossarello, che due giorni fa si è visto chiedere in rito abbreviato dal pm una condanna a due anni per truffa e abuso d’ufficio. Il docente è scivolato sulla colf, o meglio sulla governante brasiliana fatta passare per segretaria del suo studio medico. In questa maniera, il primario ha potuto scaricare i costi per la persona che curava la casa e non certo teneva l’agenda degli appuntamenti. L’importo non è stratosferico: 39mila euro accertati di evasione. Un piccolo passo falso che però potrebbe costare caro. Quegli euro alla fine sarebbero spiccioli per un luminare che ha sempre viaggiato su imponibili a sei cifre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes