«Quel parcheggio non si può realizzare»

Italia Nostra boccia in cinque pagine di osservazioni tecniche e di opportunità il progetto del garage a Cammino Nuovo

CAGLIARI. Il parcheggio multipiano di Cammino Nuovo non si può fare: prima, ancora una volta, è indispensabile adeguare il piano urbanistico comunale alle norme del piano paesaggistico regionale. Ci sono sentenze chiare, che lo confermano. Ma l’amministrazione comunale non ha neppure avviato la procedura di adeguamento, che doveva partire dopo la figuraccia maturata con l’ormai celebre delibera-patacca su Tuvixeddu. A richiamare al rispetto delle procedure gli uffici del Comune è Maria Paola Morittu di Italia Nostra, che in cinque pagine di osservazioni al progetto preliminare dei parcheggi di scambio nel centro storico rivela una sequenza di possibili illegittimità che metterebbero a rischio-ricorso la realizzazione dell’opera, pensata dall’amministrazione Floris e rilanciata con tagli e varianti dalla giunta Zedda. Italia Nostra contesta la possibilità di scavare il garage sotto le mura di Santa Croce «nelle more dell’adeguamento del Puc al Ppr» e fa riferimento proprio alle norme del Ppr per ricordare come il sito storico sia protetto da vincoli oggi inderogabili. Ma al di là degli aspetti tecnici, la referente di Italia Nostra per la pianificazione territoriale esprime forti perplessità sull’opportunità di andare avanti col progetto perché «l’intervento, fortemente invasivo, dovrebbe attuarsi in un tessuto prezioso e fragile, vicino alle mura storiche e della torre dell’Elefante» e «modificherebbe il profilo di uno dei luoghi più importanti di Cagliari dal punto di vista della riconoscibilità». C’è poi il pericolo - sostiene Italia Nostra - che nel corso dello scavo per la realizzazione del parcheggio saltino fuori resti archeologici. «Peraltro - sostiene Maria Paola Morittu - i tempi di esecuzione dei lavori sarebbero lunghi e ricchi di incognite, mentre a oggi sarebbe possibile raggiungere risultati simili senza realizzare opere così invasive». Per Italia Nostra basterebbe «un salubre ed economico progetto paesaggistico di vero verde, sostituendo l’attuale pavimentazione in calcestruzzo con un legante ecologico». Per liberare Castello dalle auto sarebbe poi sufficiente «limitare il traffico ai soli residenti». Mnadare avanti questo progetto significa andare incontro alla situazione visibile oggi sul parcheggio di terrapieno «ridotto a un’orrenda terrazzata di cemento e fortemente sottoutilizzato». Il degrado di quella struttura è sotto gli occhi di tutti, eppure nella relazione tecnica generale architettonica e del paesaggio il gruppo di progettazione capeggiato da Mario Mossa scrive, con involontarie sfumature comiche: «Gli scenari di declinazione del vocabolario paesaggistico dovranno confrontarsi con le funzioni del passeggiare e contemplare, il riposo e l’area tranquilla, le fontanelle, le aree di sosta, gli affacci panoramici, i balconi sul paesaggio e le prospettive a lungo raggio, l’odorare, guardare, sentire la qualità del verde». Caustica l’osservazione di Italia Nostra: «Non si capisce - è scritto nel documento - che grande stimolo per i sensi potranno avere l’odore di gas di scarico delle auto, la vista di veicoli che vanno e che vengono e di come l’udito potrà essere gratificato dal continuo rombo dei motori. Per non parlare dell’immensa soddisfazione che si proverà nel passeggiare e contemplare le bocche di aerazione e il tetto di un parcheggio in cemento che, si legge, non tollererebbe uno strato di terra umida superiore ai venti centimetri». Comunque sia, è la conclusione di Italia Nostra «decisioni così importanti non possono essere prese nel giro di una settimana, soprattutto se si vuole evitare il rischio che le nostre mura subiscano la stessa sorte della spiaggia del Poetto».

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