Ricomincia il taglio selvaggio degli alberi, Cagliari in rivolta

Seghe elettriche in azione nei viali più ombreggiati per disposizione del settore verde pubblico del Comune

CAGLIARI. Sembrava che l’amministrazione comunale guidata da Massimo Zedda fosse riuscita a fermarlo. Un anno, forse due: alla fine ha ripreso in mano lui il controllo del verde pubblico di Cagliari. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dopo qualche stagione di tregua gli alberi di Terrapieno sono sotto attacco, spogliati delle fronde, condannati a una nudità imbarazzante proprio nei mesi in cui l’ombra sarebbe utile, se non necessaria.

Le seghe elettriche sono in azione, l’immagine che pubblichiamo risale a poche ore fa. Lui si chiama Claudio Papoff, ma ormai in città è noto come Manidiforbice, dal simpatico personaggio cinematografico, leggermente schizoide, interpretato da Johnny Depp. Sembra un paradosso, una sorta di contrappasso dantesco: eppure è proprio Papoff-Manidiforbice a dirigere autorevolmente il settore del verde pubblico, lui che il verde sembra odiarlo e ne sembra ossessionato. Al punto che per questo risoluto dirigente comunale massacrare le piante della città è diventata una missione.

Papoff guarda un albero e se lo immagina spoglio, rami e foglie per lui sono un intralcio insopportabile alla visione essenziale del tronco. Gira per la città e scruta le fronde, pregustando il momento in cui potrà amputarle. Il verde, quel maledetto verde, l’ombra, sono nemici da combattere perché filtrano i raggi solari. Basta rileggere l’ormai celeberrima relazione che Papoff firmò quando l’amministrazione Floris gli affidò temerariamente il compito di riprogettare piazza Garibaldi, un luogo storico della città, dove il nostro tagliatore vedeva una minaccia rivolta al suo mondo ad alta temperatura, pervaso dai raggi solari, privo di schermi, dove l’ombra ricorda solo le tenebre. Scrisse Papoff, forse ispirato dai racconti della Transilvania, tutti vampiri e notti ululanti: "Anche nella piazza Garibaldi – testuale dalla relazione – son pertanto pesanti i difetti dell’eccessiva ombra dello spazio vivibile e percorribile, della triste monotonia del colore verde".

Ecco: per il dirigente del verde pubblico quel colore, il verde, è tristemente monotono. Quindi bisogna tagliare le fronde degli alberi, ridurli a tronchi grigi e nudi, perché risplenda la varietà di chissà quali colori. Per non parlare dell’ombra: per lui piazza Garibaldi era "uno spazio urbanistico eccessivamente buio, pure umido e freddo". Pensate: nella Cagliari che presto vivrà i trentacinque gradi dell’estate Papoff temeva che i cittadini, al riparo di quel verde monotono, patissero il freddo e l’umidità. Al punto che in quella stessa relazione Manidiforbice diede il meglio di sé, proponendo il taglio di tutti e trentatré i ficus retusa della piazza, piante che hanno anche ottant’anni, per puntare decisamente – una sorta di ossessione - su "specie arboree che siano caratterizzate da colorazioni non esclusivamente verdi, né tantomeno da tonalità cromatiche tendenti allo scuro".

Un taglio secco, definitivo, luce accecante e caldo dove per un secolo i cagliaritani hanno trovato refrigerio. Un luogo da cambiare, come precisò nelle righe successive della relazione, piantando al posto dei ficus storici "essenze arboree di origine tropicale o sub tropicale, in grado di assicurare dei cromatismi di varie tonalità". Cagliari tropicale, il suo sogno: basta con l’ombra, tutti abbronzati e sudati, neppure un buco dove ripararsi dal sole, per la gioia del dirigente meno verde d’Italia.

L’assessore comunale all’urbanistica Paolo Frau, letta quella ghiotta relazione tecnica e commemorati gli alberi tagliati da Papoff, garantì in apertura del mandato politico che le forbici sarebbero finite in un cassetto. Per un po’ ce l’ha fatta, ma adesso basta con questi maledetti alberi. (m.l.)

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