Testimonianza choc: "Il corpo che galleggiava, come un film dell'orrore"
Un giovane che era a bordo racconta gli attimi che hanno preceduto la tragedia e contribuisce a far luce su ciò che probabilmente è accaduto
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:cagliari:cronaca:1.11758822:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/cagliari/cronaca/2015/07/11/news/bimba-uccisa-giallo-sui-motori-dello-yacht-1.11758822]]CAGLIARI. «È stato come un film dell’orrore, una cosa terribile, non potrò mai dimenticare l’immagine di quella bambina che galleggia, il viso verso il fondo, il sangue...»: chi parla è Nicolas Caruso, ventidue anni. Era a bordo della barca pilotata da Maurizio Loi al momento della tragedia.
Ha la voce scossa dall’emozione, ma ricorda e ricostruisce: «Maurizio ci aveva portato a fare un giro di mezz’ora, gentilissimo. Quando siamo tornati alla spiaggia di Santa Margherita ha iniziato la manovra per girare l’imbarcazione e prima di farlo ci ha detto “scendete di poppa”, per dire che una volta fermata la barca saremmo dovuti scendere dalla poppa. Io ero a prua, non vedevo ma ho sentito qualcuno che diceva “buttiamoci” e penso sia stato il padre delle bambine». Si sono buttati in tre, Andrea Trudu, le due bambine e Laura, un’altra ragazza: «Stavano per buttarsi anche altri...».
Ma il motore non era ancora stato spento, qualcuno ha avuto troppa fretta: «Il padre si è lanciato a pesce, quindi ha preso qualche metro di distanza dalle eliche. Le bambine sono scese a chiodo».
Quindi vicinissimo al motore: «Ho sentito urla, le urla di Laura perché la barca le stava andando addosso. Non so dire se il motore fosse acceso, se la barca andasse avanti o indietro. Ho sentito le urla e basta».
A quel punto Nicolas ha capito che qualcosa era accaduta: «Ho guardato, ho visto la sabbia del fondale smossa, molta sabbia...».
Subito dopo altre urla, quelle di Andrea Trudu, il padre delle due bambine: «Dove siete, dove siete?». La più piccola, otto anni, è riemersa subito: «Il padre ha detto “ah, sei qui...”». L’ha portata vicino a sé, poi ancora grida: «Ho sentito il padre che diceva “che cos’è? che cos’è quello?” e andava verso Letizia. Mi sono affacciato a poppa e ho visto quella scena raccapricciante, come fosse un film, ma era tutto vero. La bambina che galleggiava, il viso rivolto verso il fondo e una scia di sangue...».
Il padre l’ha afferrata, sull’equipaggio dello yacht è calato il gelo: «Eravamo scioccati, paralizzati, non so come dirlo... Maurizio si è buttato immediatamente in acqua, ha raggiunto la bambina, ha aiutato il padre a trascinarla fino a riva. Ci gridava “gettate l’ancora” perché c’era maestrale, un forte maestrale, la barca si muoveva e rischiava di andare alla deriva. Ma nessuno di noi era in grado di prendere l’ancora, nessuno riusciva a muoversi... eravamo in stato di shock, immobili, muti, incapaci di fare qualsiasi cosa».
Sono passati pochi minuti e poi Maurizio Loi è tornato sulla barca: «Era sconvolto – racconta ancora Nicolas Caruso – gli occhi pieni di lacrime, il viso contratto. Diceva: “Doveva essere una cosa bella, non ci posso credere, volevo solo farvi divertire...”.
Ho letto che sarebbe scappato... mi ha fatto schifo leggere quelle cose, non è scappato, era sconvolto come tutti noi, disperato, è stato il primo a buttarsi in acqua per cercare di salvare la bambina, ha fatto tutto quello che poteva».
È certo che dopo la tragedia Maurizio Loi ha ripreso la navigazione, ha pilotato la potente imbarcazione fino a Marina Piccola, il porticciolo turistico di Cagliari: «Non so perché l’ha fatto, ma posso dire che Maurizio è una bravissima persona, se ha sbagliato è stato solo per una distrazione, mi dispiace profondamente per lui. Abbiamo passato una giornata bellissima, ci siamo divertiti, eravamo felici. Poi è accaduto quello che è accaduto e nessuno potrà mai dimenticare. Ma per Maurizio è diverso, si porterà addosso questa tragedia per la vita».
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