La Nuova Sardegna

Cagliari

"Il piccolo principe" diventa carlofortino grazie alle maestre Maria Carla e Margherita

Simone Repetto
La presentazione del libro per bambini tradotto in tabarchino
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La presentazione del libro per bambini tradotto in tabarchino

Carloforte, presentata la traduzione in tabarchino di un classico per l'infanzia. Fiorenzo Toso docente al dipartimento di Scienze umanistiche e sociali dell'università di Sassari: il tabarchino è la lingua minoritaria italiana più diffusamente parlata rispetto al territorio di riferimento

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CARLOFORTE. La nota novella del “Piccolo Principe”, scritta da Antoine de Saint-Exupéry, sbarca a Carloforte. Raccontata ai bambini nella lingua che ben conoscono e parlano normalmente fin dai primi anni, ovvero il tabarchino. Da cui il facile apprendimento dei contenuti, come fosse una vicenda ambientata nell'isola di San Pietro.

Di questo si è parlato giovedì 19 novembre 2015 all'ex mercato civico, quando si è tenuta la presentazione del volumetto intitolato in tabarchino “U Principe Picin”, con traduzione a cura delle maestre Maria Carla Siciliano e Margherita Crasto. Insieme alle docenti, erano presenti Diego Corràine, cultore di lingua sarda, e Joan Adell Pitarch, rappresentante del Dipartimento di Cultura della Catalunya, con alcuni bambini delle elementari a cui è stata affidata la lettura di brani estratti dal libro.

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Come sempre accade a chi giunge a Carloforte, anche i due studiosi si sono stupiti nel vedere una amalgama perfetta tra grandi e piccini mentre conversano nel loro idioma, trasmesso puntualmente di generazione in generazione. Secondo Fiorenzo Toso, docente presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell'Università di Sassari, nonchè esperto di lingue minoritarie come il tabarchino, “non è una novità che a Carloforte i bambini leggano e dialoghino nella propria lingua tradizionale. In altri posti è l'eccezione, lì è la regola”.

Secondo studi compiuti dallo stesso Toso ed altri, il tabarchino è la lingua minoritaria italiana più diffusamente parlata rispetto al contesto ed al territorio di riferimento. In sostanza, non vi sono altre comunità in Itala dove tutti, dai bambini agli anziani, parlano quello che erroneamente veniva definito “dialetto” nella vita di tutti i giorni, con tanto di accento tipico. Una radicazione così forte che, fin dal diciottesimo secolo, quando venne fondata Carloforte, chiunque ha abitato nell'isola ha subito la “contaminazione” del proprio lessico, riuscendo a capire e, spesso, ad esprimersi correntemente nella parlata di origine genovese. Che anche in Liguria sta scomparendo, conosciuta ed utilizzata ormai solo dagli anziani.

Nonostante queste premesse e diverse istanze presentate fino in Parlamento, il tabarchino non ha ancora avuto una tutela specifica ed un apposito sostegno finanziario, come invece accade per il catalano dell'algherese.

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