Cagliari, scandalo Caritas: il responsabile mensa risponde al Gip
Giampiero Cesarini e Rosa Contiello titolari della convenzione con l'ente per la raccolta dei vestiti usati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere
CAGLIARI. Ha risposto per circa un'ora alle domande del Gip, Giampaolo Casula, il responsabile del servizio mensa, cucine e logistica della Caritas diocesi di Cagliari, Andrea Nicolotti, sottoposto all'obbligo di dimora assieme a Giampiero Cesarini con la moglie Rosa Contiello, nell'ambito dello scandalo sui vestiti usati, recuperati per la Caritas diocesana e da donare ai bisognosi che poi invece venivano venduti nei mercatini italiani ed esteri.
«Il mio assistito respinge ogni accusa - ha sottolineato al termine dell'interrogatorio di garanzia l'avvocato Marco Scano - ha risposto a varie domande su cui manteniamo la massima riservatezza». Nicolotti avrebbe fornito al Gip la sua versione dei fatti, rispondendo ai vari quesiti, tra questi probabilmente anche quelli relativi a chi era informato della convenzione stipulata.
I due coniugi di origini campane ma residenti a Capoterra, Giampiero Cesarini e Rosa Contiello, difesi dall'avvocato Luigi Concas, che avevano la convenzione con la Caritas per la raccolta di vestiti usati, sono invece rimasti in silenzio davanti al Gip, avvalendosi della facoltà di non rispondere.
Il magistrato non ha ancora deciso sulla revoca o sulla modifica della misura restrittiva. I tre sono accusati di traffico di rifiuti e truffa in concorso. Con loro sono indagati anche Guido Afflitto, della società Sarda Recupero tessili che opera nella raccolta degli indumenti, e Tonino Marras, capo cantiere della Derichebourg, la cui posizione potrebbe essere presto archiviata.
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