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Cagliari

La Sardegna laboratorio naturale dei cambiamenti climatici, parla l'oceanografo

Il fondale dell'area marina protetta di Tavolara
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Il fondale dell'area marina protetta di Tavolara

Il cagliaritano Antonio Pusceddu è tornato da alcuni mesi nella sua città natale per insegnare Biologia marina, di recente è stato eletto presidente degli oceanografi e limnologi italiani. Crede nello sviluppo di questo settore  nell'isola

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CAGLIARI. Antonio Pusceddu è nato a Cagliari, ha 48 anni, per 23 anni in Sardegna ci è venuto soltanto come turista e solo da pochi mesi ha riconquistato casa sua, per insegnare Biologia marina all’università. Dopo essere stato un “cervello in fuga”, adesso è tornato e qui, nell’isola, spera di restare perché le opportunità di studio nella sua disciplina, spiega, «sono immense».

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E’ stato eletto presidente dell’Aiol, la società italiana di oceanografia e limnologia di cui, da alcuni mesi, curava la pubblicazione della rivista scientifica. «A parte che a Cagliari c’è la mia famiglia d’origine, non avevo più grandi legami ma - spiega il docente - io qui sono tornato molto volentieri perché il mare della Sardegna offre grandi opportunità di studio scientifico. La regolamentazione della pesca nasce dalla collaborazione con le università sarde, a Sassari ci sono due grandi esperti di acque dolci, i professori Antonella Lugliè e Nicola Sechi. La Sardegna è ricca di bioversità, c’è una diversità di habitat che pochi altri luoghi nel Mediterraneo possiedono. Davvero la Sardegna è quasi un continente nel Mediterraneo e non ha soltanto un valore ambientale: biodiversità vuol dire anche avere opportunità di sviluppo. La protezione è uno sviluppo di un sistema naturale, anche se spesso si arriva a temere che la protezione sia la sottrazione di qualcosa a qualcuno, La protezione ha ricadute sul territorio: certo, non può fermarsi a un documento scritto, ma si deve mettere a disposizione del cittadino».

Anche sulle acque dolci in Sardegna c’è da lavorare: «L’isola ha il problema acqua come altre regioni del mondo, ma non dobbiamo dimenticarci che siamo nel bacino del Mediterraneo e che noi saremo presto nella condizione di affrontare problemi che altrove arriveranno fra vent’anni: questo - sottolinea il docente - potrebbe fare dell’isola un vero laboratorio naturale nel quale capire come i cambiamenti del clima stiano condizionando la vita sia nelle acque dolci sia nel mare. Oggi si parla di migrazioni legate alle situazioni politiche dei paesi d’origine dei profughi, domani forse si dovrà parlare di migranti climatici, di persone che hanno lasciato la loro terra per rovesci climatici». Studiarci sopra significa arrivare a trovare gli strumenti per affrontare il problema: sembra di capire che la Sardegna abbia più di una carta da giocare. (a. s.)

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