Nei pani antichi della Sardegna un aiuto contro il diabete
Il progetto Cereal 14/20 promosso dall'associazione Diabete Zero onlus, studiosi al lavoro per migliorare la nutrizione di diabetici e pazienti di malattie cardiovascolari
CAGLIARI. I pani antichi della Sardegna potrebbero essere l'alimento che davvero aiuta a prevenire l'insorgenza del diabete e anche a nutrire meglio le persone che già sono diabetiche. L'associazione Diabete Zero onlus ha varato un progetto, Cereal 14/20, con l’obiettivo di verificare se l’uso continuativo del pane ottenuto con lievitazione naturale a partire da cerali coltivati in Sardegna (filiera corta) e panificato in condizioni controllate e standardizzate apporta miglioramenti dal punto di vista dell’equilibrio della glicemia (glicemie migliori con ridotto lavoro del pancreas), riduce i fattori di rischio di complicanze cardiovascolari, contribuisce a ridurre il consumo di farmaci ipoglicemizzanti. Il video prodotto nell'ambito del progetto si è classificato fra i primi cinque dei 38 partecipanti al concorso #5Innovazioni della Sanofi-Aventis sull'innovazione sanitaria. La finale con l'acclamazione del vincitore sarà il 17 maggio 2016 a Roma.
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"Attualmente, il numero dei diabetici seguiti di tipo 1 e 2 è superiore ai 50mila casi - è scritto nella nota dell'associazione -. Sono da aggiungere a questo numero non meno di trentamila casi di diabete ignoto. Si stima che per i problemi legati alla gestione familiare della malattia diabetica siano coinvolte non meno di trecentomila persone, più o meno il 20% della popolazione sarda. A questa vera e propria emergenza socio-sanitaria e alla sua drammatica crescita, che coinvolge ormai quasi tutto il mondo industriale, riteniamo si possa dare una risposta non solo medica. Fra i principali motivi della costante crescita del diabete di tipo 2 c'è sicuramente una squilibrata alimentazione e una scarsa o assente attività fisica".
L'obbiettivo finale del progetto potrebbe essere la messa a punto di una catena di ricerca e di produzione di cereali sardi in grado di ridurre l'indice glicemico e di migliorare la nutrizione anche in altro tipo di malati, come quelli cardiovascolari. Il progetto è stato sostenuto dalla Fondazione Banco di Sardegna.
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