La Nuova Sardegna

Cagliari

Cagliari, polizia: San Michele e piazza Matteotti restituiti ai cittadini

La chiesa di San Michele
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La chiesa di San Michele

Il questore Danilo Gagliardi ha illustrato le due distinte operazioni condotte in città con lo scopo di liberare i residenti onesti di un quartiere dalla pressione della malavita e di sgomberare un angolo di città trasformato in un bivacco permanente

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CAGLIARI. Giovedì 4 agosto 2016 i tre agenti aggrediti da uno spacciatore e due suoi familiari tra via Bosco Cappuccio e via Podgora sono tornati in servizio e sono andati a San Michele, con loro tutte le squadre della questura compresi i dirigenti e il questore, Danilo Gagliardi. E mentre gli agenti e i dirigenti quasi passeggiavano nelle strade, i colleghi bloccavano altri spacciatori, ancora una volta anche grazie all'aiuto dei residenti.

Ma c'è qualcosa che giovedì mattina il questore Danilo Gagliardi e il primo dirigente della squadra mobile Alfredo Fabbrocini hanno voluto sottolineare: contrariamente a quanto si è soliti vedere nelle strade di San Michele, quasi tutte le finestre avevano le serrande alzate e le persone si affacciavano. Era una regola che le serrande stessero ben chiuse e che alla finestra non ci fosse nessuno.

Il perché, meglio delle parole, lo ha raccontato il video con le immagini delle telecamere installate nell'ambito dell'operazione dal titolo quasi letterario, "Le vie del male", cominciata il 3 maggio 2016 e andata avanti con arresti (21) e perquisizioni giornaliere, scopo dichiarato: restituire il quartiere agli onesti.

Il video. Dunque nel video si vede un'auto parcheggiata, due persone scendono dalla vettura e si avvicinano al muretto con ringhiera dove un uomo giovane porge rapidamente un pacchetto e un altro, più lontano, sta in piedi sul muretto, una vedetta anti-forze dell'ordine. Una scena non infrequente, ma ciò che la rendeva insopportabile era il bambino, 6 anni al massimo, sulla piccola bicicletta, che arrivava, frenava, scendeva, trotterellava verso il muretto e proprio in quel momento senza pudore e senza ritegno lo spacciatore consegnava la droga al compratore. Il bambino si muoveva attorno a loro e costoro non hanno ritenuto necessario aspettare un attimo per evitare la compravendita fuorilegge davanti a un bambino.

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L'aggressione. Pochi giorni dopo la brutta scena ripresa dalle telecamere, i tre agenti sono stati aggrediti da spacciatore e parentela, altri del quartiere avevano dato manforte agli aggressori. Una cosa rara, che la polizia ha presentato come la dimostrazione che a San Michele si stava facendo spazio una sensazione di impunità e la convinzione di poter quasi controllare il quartiere.

La rivolta degli onesti. Ecco perciò che la polizia in un paio di conferenze stampa negli ultimi due mesi ha rivelato quel che nel quartiere stava succedendo senza alcun clamore: a fronte di uno spaccio di droga sempre più sfrontato e di piccoli reati di notevole disturbo per le persone del quartiere, stava montando l'insofferenza della gente perbene stanca di non poter guardare fuori dalla finestra pena minacce e altro, impotente davanti al fatto che neppure ai bambini più piccoli veniva ormai risparmiato lo spettacolo dello smercio della droga. Da allora la squadra mobile e la squadra volante (diretta quest'ultima da Fabrizio Figliola) hanno fatto arresti e decine di perquisizioni dove è sempre stata trovata la droga e le attrezzature per dividerla in dosi e confezionarla, ma è anche saltata fuori la rete dei circoli privati che in qualche modo appoggiano lo smercio di stupefacenti, soprattutto quando hanno una porta che si apre su un locale pubblico dove l’ingresso è libero.

Locali privati e appartamenti pubblici. La squadra amministrativa della questura ha avviato un’indagine capillare sui locali del quartiere col doppio scopo di ripristinare la correttezza amministrativa e di togliere terreno allo spaccio locale. E’ emerso anche che alcuni appartamenti comunali venivano adibiti da alcuni spacciatori a “laboratorio” per taglio e confezionamento delle dosi, da qui l’estensione degli accertamenti sulla titolarità delle case popolari. La polizia ha potuto contare sulla totale collaborazione del Corpo della polizia municipale.

Bivacchi in piazza Matteotti. Un altro angolo della città che la polizia ha restituito alla popolazione è la piazza Matteotti dove, per diverse settimane, si sono accampati i migranti irregolari che una volta arrivati avevano rifiutato il fotosegnalamento. In collaborazione con la Caritas e i mediatori culturali, gli agenti di polizia hanno invitato i migranti a lasciare libera la piazza e, soprattutto, ad accettare il fotosegnalamento. Alcuni sono stati prelevati in un blitz e portati alla polizia scientifica per l’identificazione, altri hanno seguito spontaneamente gli agenti che li invitavano ad avviare la procedura di riconoscimento, altri ancora hanno continuato a rifiutare il fotosegnalamento ma hanno comunque lasciato la piazza accettando di alloggiare nelle strutture indicate dalla Caritas.

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Vivere la piazza. Dopo la bonifica fatta dalla Asl, la piazza è stata “rioccupata” dalla cittadinanza e, a questo proposito, il questore Danilo Gagliardi ha lanciato un invito a “vivere” la piazza. Il presidio della polizia verrà mantenuto ed è stato esteso alla vicina piazza del Carmine per evitare che il bivacco riprenda da un’altra parte, “Tollerare non vuol dire subire – ha sottolineato il questore – la prefettura ha assicurato un tetto e i pasti a tutti i migranti che sono giunti in Sardegna, ci si adopera per favorire il trasferimento di coloro che lo desiderano, ma la città non può essere trasformata in un bivacco permamente. Fino a quando è stato possibile si è tollerato, ma oltre non era più possibile proseguire. Già la sera stessa dello sgombero, alle 23, in piazza Matteotti c’erano anziani, famiglie con bambini, giovani, così come è giusto che sia in una piazza storica circondata da edifici di pregio”.

Le condizioni della piazza. A proposito delle condizioni della piazza una volta sgomberata restano da fare alcune annotazioni. Nella piazza Matteotti ci sono alberi ormai secolari e sia il Municipio sia la stazione hanno il loro riconosciuto pregio architettonico. Piazza Matteotti però ha la pavimentazione insicura, una fontana immondezzaio e la piccola costruzione che un tempo ospitava il punto informazioni dell’azienda autonoma di turismo e soggiorno è ormai soltanto un locale chiuso e disadorno. Non solo. Piazza Matteotti è difficile da raggiungere in particolare dal porto, che ormai è una frequentata passeggiata serale. L’attraversamento pedonale, infatti, non solo si trova in curva, ma il semaforo dura appena 16 sedici secondi per un tragitto di diversi metri. In altre parole: è urgente creare un passaggio pedonale vero. Altro cambiamento che sarebbe necessario, se si volesse veramente far vivere la piazza, è spostare le due corsie riservate ai bus che costeggiano un intero lato del marciapiede.

La proprietà di piazza Matteotti. Il tema della gestione della piazza non è nuovo. Lo spazio appartiene a Trenitalia, ma già dalla fine dell’Ottocento risulta entrato nella disponibilità del Comune di Cagliari attraverso un contratto di comodato d’uso. La manutenzione e la pulizia spettano al Comune, l’amministrazione municipale ha anche la possibilità di progettare la trasformazione della piazza col solo obbligo di sottoporre al proprietario, Trenitalia appunto, ogni progetto. E’ probabilmente grazie a Trenitalia che gli alberi secolari della piazzetta sono ancora al loro posto perché si ricorda bene una richiesta del Comune (sindaco Emilio Floris) di eliminare alcuni alberi affinché dalle finestre del Municipio (in particolare da quella del sindaco), si potesse ammirare il mare.

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Illuminazione. Alla piazza servono pochi lavori di sistemazione e molta più illuminazione: ora è buia. La neonata amministrazione comunale potrebbe decidere di dare una mano a prefettura e forze dell’ordine per restituire davvero alla città la piazza che, è bene ricordarlo, prima dei bivacchi di questi ultimi due mesi era punto di ritrovo di spacciatori e altri piccoli malavitosi. (a.s.)

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