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Cagliari

Escalaplano, incendio doloso distrugge camion e il carico di fieno

Gian Carlo Bulla
Escalaplano, incendio doloso distrugge camion e il carico di fieno

Il foraggio era già stato venduto e doveva essere consegnato all'acquirente, non è il primo attentato che colpisce l'autotrasportatore, i carabinieri seguirebbero una pista precisa

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ESCALAPLANO. Il pianale di un camion con cinquecento presse di foraggio è stato dato alle fiamme durante la notte ad Escalaplano. Il pianale di proprietà di Maurizio Lecis, un autotrasportatore di 53 anni, originario e domiciliato nel paese che segna la linea di demarcazione tra il Sarcidano e il Gerrei, era parcheggiato in localita “ Is Ceas” in un terreno di suo uso che si trova nei pressi dello svincolo tra la strada provinciale e la circonvallazione a circa un chilometro dal centro abitato.

Il rogo ha ridotto in cenere tutte le presse di foraggio, già vendute ad una azienda agro zootecnica di Ulassai, ha ridotto ad un ammasso di lamiere il pianale, un motocompressore ed una sabbiatrice.

Ad accorgersi del fuoco è stato un automobilista di passaggio che ha allertato il 112. La centrale operativa della compagnia di Ierzu ha allertato i vigili del fuoco del distaccamento di San Vito che hanno spento il rogo prima che aggredisse un escavatore di proprietà dello stesso autotrasportatore e altri mezzi meccanici. I danni non ancora del tutto quantificati sono ingentissimi. Sia il pianale che gli altri mezzi meccanici non sono coperti da polizza assicurativa contro gli atti vandalici.

Maurizio Lecis nel 1999 ha subito un altro attentato incendiario. Ignoti piromani appiccarono il fuoco ad un suo autotreno parcheggiato in una via del centro abitato. “ Sono molto amareggiato e non riesco a capire il perché – ha detto l’autotrasportatore -. Non ho mai subito minacce. Sono l’unico ad Escalaplano ad avere la licenza per il trasporto per conto terzi.

“Sull’episodio indagano i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Ierzu, coadiuvati dai colleghi della stazione di Escalaplano, coordinati dal capitano Giuseppe Merola e dal maresciallo Giovanni La Mattina. Gli inquirenti non escludono possa trattarsi di un avvertimento o di una ritorsione per motivi di lavoro. I militari mantengono il più stretto riserbo ma pare stiano seguendo una pista ben precisa.

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