Cagliari, call center WindTre a rischio: appello ai sindacalisti nazionali
La cessione del ramo d'azienda del servizio Customer care annunciato dal neonato colosso primo in Italia per la telefonia mette a repentaglio il lavoro di centinaia di persone anche a Genova, Roma e Palermo
CAGLIARI. Chiedono lavoro e dignità. Dicono no alla cessione del ramo d'azienda del servizio «Customer Care» WindTre - ex H3G e per questo chiedono ai leader di Cgil, Cisl e Uil il blocco delle procedure per tutelare diritti e professionalità dei lavoratori del call center di Genova, Cagliari, Roma e Palermo, che temono di perdere il lavoro.
Gli operatori delle quattro sedi del neonato colosso hanno deciso di inviare una lettera appello ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, nella quale ricostruiscono fasi e tappe che hanno traghettato le due società (H3G e Wind) a fondersi e H3G dando vita a WindTre, «primo operatore nazionale - scrivono - per numero di clienti, che vuole investire in Italia e rimanere leader nel settore. Non si riesce a comprendere l'intenzione dell'azienda a procedere all'esternalizzazione del servizio clienti consumer ex H3G (133), mediante lo strumento giuridico della cessione del ramo di azienda - si legge nella missiva - Si parla di esternalizzare e pertanto di precarizzare il lavoro attraverso un meccanismo futuro di aggiudicazione di gare al massimo ribasso che inevitabilmente si ripercuoteranno sul lavoratore»
«Abbiamo acquisito una professionalità - aggiungono i dipendenti - che solo pochi altri operatori possiedono, nel corso degli anni ci siamo specializzati in vari ambiti. Ci rivolgiamo - aggiungono - quindi, proprio a voi, per la tutela del nostro futuro, e per la difesa da questi giochi di potere, a voi chiediamo di opporvi con fermezza e di far valere la voce di ogni singolo lavoratore, in ogni sede istituzionale. Non è bastata Almaviva? La vertenza Gepin? Il fallimento di Omnia network?»
«Ancora con più forza - concludono - vi chiediamo che l'unica intesa che l'azienda può individuare con il sindacato è la rinuncia a questa cessione del ramo d'azienda, l'unica vera garanzia a tutela dei dipendenti coinvolti».
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