Cagliari e gli alberi abbattuti: il centrosinistra chiede l'apertura di un dibattito pubblico

Le jacarande di via Dante a Cagliari

Non si placa dentro e fuori il consiglio comunale la protesta per i nuovi provvedimenti sul verde pubblico

CAGLIARI. L’opposizione di centrosinistra ha chiesto l’apertura di un dibattito in consiglio comunale sul tema caldissimo degli alberi a rischio taglio. L’istanza è stata depositata formalmente da Camilla Soru, mentre sugli altri fronti la polemica non accenna a placarsi. L’attenzione non è tutta in campo politico, perché le novità più rilevanti potrebbero arrivare da quello giudiziario: i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale dovrebbero consegnare di qui ai prossimi giorni alla Procura della Repubblica una relazione su quanto accaduto la scorsa settimana: c’è in ballo la violazione, per adesso solo presunta, delle norme paesaggistiche. Nessuno infatti prima di avviare le motoseghe ha parlato con la Soprintendenza ma secondo Stefano Deliperi, autore dell’esposto alla Procura, avrebbe dovuto farlo perché il viale Buoncammino esiste da più di settant’anni e di conseguenza è sotto tutela. L’alternativa sarebbe stata un’ordinanza del sindaco riferita a ragioni urgenti di sicurezza, ma non risulta che sia stata emessa e a leggere le schede tecniche (Vta) elaborate dalla Rti Santamaria-Imera-Smei – che gestisce il verde dal 13 maggio 2019 per conto del Comune – era stata soltanto proposta.

Dalla proposta all’abbattimento il passo è stato fulmineo e altri tagli sono già programmati per il 3 e 31 ottobre, quando dovrebbero cadere sotto i colpi della sega elettrica tutte le piante classificate a rischio grave, categoria D. Si tratta, a leggere le schede, di 23 jacarande del Largo Carlo Felice, altre 8 nel viale Buoncammino, 12 pini sempre a Buoncammino di cui dieci già rasi al suolo, 15 pini nel viale Calamosca e 9 ficus retusa in viale Trieste. Il primo taglio, quello che ha scatenato le reazioni indignate in città e sui social, è stato disposto con ordine di servizio da Andrea Fenu sulla base delle relazioni degli agronomi della Rti Federico Simone e Nicola Sedda. Per quanto riguarda i prossimi è tutto per aria: c’è lo stop imposto dai carabinieri, c’è la reazione durissima dell’opposizione, c’è mezza città insorta in difesa delle piante cui il sindaco Paolo Truzzu, l’assessora al verde pubblico Paola Piroddi e altri esponenti della maggioranza di centrodestra hanno contrapposto ragioni di sicurezza, annunciando una sostituzione delle 84 piante considerate irrecuperabili con altre sane. Sostituzione che però – a detta dell’opposizione - non risulta da nessuna parte. Non ci sarebbe un piano, non ci sono decisioni o indicazioni formali e va ricordato che in tutte le altre operazioni di taglio e di capitozzatura drastica organizzate dalle varie amministrazioni - la gran parte gestite dal dirigente Claudio Papoff appena tornato al suo ufficio - raramente una pianta è stata sostituita. Vale per le palme uccise dal punteruolo rosso negli anni passati, vale per le venti jacarande estirpate dalla nuova piazza Mascia progettata da Papoff insieme all’architetta Fernanda Gavaudò e ribatezzata dagli abitanti del quartiere “piazza porcata” e vale per molti altri alberi spariti dalle strade e dalle aree verdi della città.

Ora si tratta di capire se il sindaco Truzzu manterrà la barra dritta e andrà avanti nella scelta di abbattere le piante condannate dagli agronomi oppure terrà conto dei pareri alternativi diffusi in questi giorni nei social, come quello del direttore dell’Orto botanico e docente di botanica Gianluigi Bacchetta, sul quale Papoff – peraltro estraneo all’operazione in corso, così ha scritto e comunicato attraverso il suo avvocato – ha ironizzato usando un linguaggio apparso ai più insolito per un dirigente comunale. Bacchetta non nega la possibilità di tagliare gli alberi irrecuperabili ma propone una rivalutazione dei casi, in altre parole raccomanda che nulla venga tralasciato per scongiurare l’abbattimento.

Intanto il centrosinistra, dopo l’interrogazione urgente presentata da Francesca Mulas, ribadisce le ragioni del no all’abbattimento degli alberi in una nota diffusa questo pomeriggio: "Il tema del verde pubblico e della sua cura è un tema di grande importanza a Cagliari, per il grande valore culturale, storico, ambientale e paesaggistico che gli alberi e gli spazi verdi rivestono e per il ruolo prezioso per la salute dei cittadini. Molti alberi poi vivono in zone sotto tutela, e contribuiscono a delineare un profilo estetico ben preciso per la nostra città. Qualsiasi intervento di modifica o eliminazione – è scritto ancora nella nota - non può essere avviato con leggerezza ma deve essere discusso e comunicato alla città, anche per valutare eventuali soluzioni alternative all'abbattimento". Da qui la richiesta di un consiglio comunale dedicato al verde pubblico, una richiesta formale firmata da Camilla Soru: “Il regolamento del Consiglio cagliaritano prevede che un quinto dei consiglieri possa chiedere un dibattito su argomenti di particolare rilievo per la città – scrivono i tredici consiglieri dell'opposizione - e quello del verde pubblico e della sua cura è un tema particolarmente caro ai cittadini, come dimostra la grande mobilitazione di questi giorni sul progetto di tagliare 84 alberi. E nell'eventualità in cui non sia possibile evitare i tagli, il piano per la sostituzione è già pronto? Sono domande su cui il Consiglio comunale dovrebbe confrontarsi e trovare una linea comune per il bene della nostra città".

Le firme sul documento sono quelle di Camilla Soru, Francesca Mulas, Francesca Ghirra, Rita Polo, Giulia Andreozzi, Fabrizio Marcello, Marzia Cilloccu, Matteo Lecis Cocco-Ortu, Guido Portoghese, Matteo Massa, Andrea Dettori, Anna Puddu, Marco Benucci. (m.l)

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