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Cagliari

Ucraini in piazza a Cagliari, un padre: "Ho paura per mio figlio che combatte a Kiev"

La manifestazione dei cittadini ucraini a Cagliari davanti al consiglio regionale (foto Mario Rosas)
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La manifestazione dei cittadini ucraini a Cagliari davanti al consiglio regionale (foto Mario Rosas)

Il console: "Stiamo cercando di organizzare i pullman che partono dalla Sardegna per andare a prendere donne e bambini, gli uomini vogliono restare a difendere il paese"

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CAGLIARI. Migliaia di chilometri di distanza. Lui, il padre, è a Cagliari per lavoro. Il figlio, a Kiev, 32 anni sta difendendo l'Ucraina dai russi. «È lì a combattere - spiega all'Ansa chiedendo l'assoluto anonimato per proteggere il suo ragazzo - l'esercito ucraino da solo non può farcela. E sta chiedendo l'aiuto dei civili distribuendo le armi anche nella capitale. Sì, anche mio figlio ora ha un'arma in mano». Paura per quel figlio in pericolo. Ma anche orgoglio: «L'ho sentito poco fa - continua - mi spiega che la situazione è tranquilla, ma ho la sensazione che non mi dica tutta la verità allo scopo di rassicurarmi. Certo, poteva rifiutarsi e farsi gli affari suoi. Ma mi ha detto: 'se non lo difendiamo noi chi lo difende questo Paesè. In questo momento nessuno può tirarsi indietro». Una guerra che sta coinvolgendo anche chi non aveva mai preso un'arma in vita sua. La conferma arriva indirettamente anche dal console ucraino in Sardegna Anthony Grande: «Stiamo cercando di riportare in Sardegna dai familiari - ha spiegato all'Ansa - soprattutto donne e bambini. Perché gli uomini, sottolineo, volontariamente, stanno scegliendo di rimanere in Ucraina a difendere il proprio Paese».

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«Putin assassino». Lo hanno scritto e gridato le donne ucraine in prima fila nella seconda manifestazione di protesta nel giro di 12 ore a Cagliari, stavolta davanti al Consiglio regionale, contro l'occupazione e i bombardamenti russi. Un'occasione per farsi sentire. Ma anche per organizzarsi. «Stiamo facendo il possibile per andare a prendere con i pullman che partono dalla Sardegna le persone che vogliono raggiungere i familiari nell'isola». Lo ha detto all'Ansa il console ucraino Anthony Grande fornendo le prime indicazioni. «Sarebbe importante che le persone interessate si avvicinassero nella zona di Leopoli, vicino al confine polacco. La Polonia è pronta ad accoglierli. Poi proveremo a portarli dai loro familiari. Dobbiamo ancora definire i dettagli, ma questa è la nostra strategia». Una manifestazione tra rabbia e speranza: decine le bandiere gialle blu sventolate da una numerosa delegazione della comunità di seimila ucraini. Una protesta di lacrime e nostalgia con musica e canti popolari ucraini. Quasi tutti raccontano di avere parenti che «vivono sotto i palazzi». «Mia figlia ci dice di stare tranquilli - spiega Alexandra di Leopoli - la nostra città non è stata ancora attaccata. Finora sono stai colpiti però degli aeroporti militari alle porte di Leopoli. Basta guerra».

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Situazione molto pesante invece a Kiev: «I miei suoceri - spiega Anastasio Farci, di Quartu - vivono in un bunker. Siamo pronti ad andare a prenderli in macchina, ma Kiev è lontana dal confine polacco». Tra i partecipanti anche una delegazione di georgiani residenti a Cagliari con la loro bandiera: «Quello che sta succedendo in Ucraina a noi è già successo, con le stesse modalità e con le stesse scuse. Per questo comprendiamo benissimo il loro dolore». (Ansa).

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