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cronaca

Poligono di Teulada, i comandanti dal Gup per disastro ambientale

Un'esercitazione militare nel poligono di Teulada

Aperta l'udienza a Cagliari, sotto inchiesta 5 capi di stato maggiore dell'esercito


06 maggio 2022


CAGLIARI. Aperta e subito rinviata l'udienza preliminare a Cagliari che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio di cinque alti generali, tutti ex capi di stato maggiore, finiti sotto inchiesta per disastro ambientale nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Cagliari sugli effetti di anni di esercitazioni militari nel poligono di Capo Teulada. Davanti al gup Giuseppe Pintori hanno chiesto di potersi costituire parte civile gli ambientalisti del Gruppo di Intervento Giuridico, il Partito tutela diritti dei militari, la Regione Sardegna e alcuni cittadini residenti nelle aree attorno al poligono. Il giudice ha disposto il rinvio al 10 giugno per consentire alle difese degli alti ufficiali di studiare gli atti di richiesta di costituzione, così da poter presentare opposizioni argomentate e decidere alla fine chi ammettere e chi escludere dall'udienza preliminare.Dopo una prima richiesta di archiviazione della Procura, la gip Alessandra Tedde aveva chiesto al pm Emanuele Secci di formulare l'imputazione di disastro ambientale nei confronti degli ultimi capi di stato maggiore ritenuti resposnabili di quanto avveniva a Teulada: Giuseppe Valotto, 76 anni di Venezia; Claudio Graziano, di 69 di Torino, oggi capo del Comitato militare dell'Unione europea; Danilo Errico, anche lui 69enne residente a Torino; Domenico Rossi, 71 anni di Roma, e Sandro Santroni, di 72 di Ancona. Sono quasi tutti patrocinati dall'avvocato Guido Manca Bitti. Le indagini della Procura cagliaritana avrebbero accertato lo stato di compromissione della cosiddetta «penisola Delta», il cuore del poligono: un rettangolo di terra di poco più di tre chilometri dove nel giro di pochi anni, dal 2008 al 2016, furono sparati 860 mila colpi di addestramento, con 11.875 missili, pari a 556 tonnellate di materiale bellico. L'inchiesta era partita con due capi d'imputatzione, disatro ambientale e omicidio colposo plurimo. Quest'ultima ipotesi di reato è tornata al pm per ulteriori fasi istruttorie, in particolare una nuova indagine epidemiologica per accertare se esista un nezzo di causalità tra l'attività del poligono e i tumori riscontrati su 14 persone che abitavano o abitano attorno all'area militare. Da questo filone è già stato prosciolto Claudio Graziano per non aver commesso il fatto. (ANSA).

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