La droga cambia, l’età cala: in terapia al Serd anche un 14enne
Il responsabile Paolo Milia: «I ragazzini non si sentono tossici, ma stanno male». Le sostanze: «In cima coca e cannabis, crescono le sintetiche»
Sassari Non si sentono tossicodipendenti. Non si riconoscono in quella parola. Ma stanno male. È questa la prima cosa che dicono quando arrivano al SerD di Sassari. Giovani, spesso giovanissimi, con comportamenti violenti, pensieri confusi, sospetti, deliri. Non follia. Effetti chimici. Droghe nuove, cervelli fragili. E famiglie intorno distrutte. Qualche giorno fa in ambulatorio, accompagnato dai genitori, si è presentato un ragazzino di 14 anni. Età da scuola media, da compiti sul diario, e invece in corpo era pieno di cannabinoidi e benzodiazepine.
Paolo Milia, responsabile del SerD di Sassari è preoccupato: «L’età scende ancora. I genitori avevano capito, si erano accorti del problema e lo hanno portato subito da noi». Non è un’eccezione. È un segnale. Tanto che oggi la prevenzione non si fa più alle superiori. «In seconda media devi parlarci. Parliamo di ragazzini di 11 anni». Il consumo cambia volto. Non è più l’eroinomane “classico”, non è la dipendenza che si vede a distanza. È un uso saltuario, episodico, ma potentissimo. «Le pasticche facilitano tutto», spiega Milia. Si nascondono meglio, si distribuiscono facilmente, sfuggono ai controlli. E soprattutto illudono. «I ragazzi non si percepiscono come tossicodipendenti». Ma una cosa la sentono chiaramente: «Stanno male». Dentro questo nuovo scenario entrano le nuove sostanze psicoattive. Cannabinoidi sintetici, catinoni, droghe chimiche che fino a poco tempo fa in Sardegna non c’erano. Ora sì. «Stanno cominciando a comparire da noi”, dice Milia. Il problema è che spesso non si riesce nemmeno a sapere cosa siano. «Non abbiamo i reagenti per identificarle tutte». L’unico laboratorio in grado di farlo è a Cagliari. Ma queste sostanze durano poco nell’organismo. Se non intercetti il ragazzo subito, l’esame tossicologico rischia di non dire nulla. Così resta la clinica. Restano le parole. «Parlare con le persone, quando si calmano, e raccontano cosa hanno preso».
Le manifestazioni sono diverse. Più violente. Più clamorose. «Pazienti più aggressivi, più disturbati, con danni psicopatologici importanti». Deliri, sospetti, pensieri disorganizzati. «L’altro giorno un ragazzo era convinto che il metadone non fosse quello originale e ha messo sotto sopra la struttura». Non è follia in senso stretto. È spesso l’effetto della sostanza. Tanto che oggi, racconta Milia, «molti ricoveri in psichiatria non sono per schizofrenia, ma per scompensi legati all’uso di droghe». Episodi acuti, che durano poco. Ma che lasciano il segno. Qui entra in scena la psicosi indotta da sostanze. «Anche i cannabinoidi, se c’è una predisposizione, sono sufficienti a far emergere una sintomatologia psicotica». A volte passa. A volte no. A volte resta.
C’è un caso che Milia racconta con fatica: un ragazzo di 24 anni, danno cerebrale irreversibile, certificato dalla risonanza. «Non è autosufficiente, avrà bisogno di assistenza per tutta la vita». Usava tutto. Si buttava dentro qualunque cosa e in quantità devastanti. «Anche se il concetto di dose è sempre relativo – avverte – C’è chi racconta di 16 pasticche di ecstasy in una notte. E chi, con una sola, finirebbe in rianimazione». E poi c’è lei, la cocaina. Cresce in modo costante, silenzioso, quasi invisibile ai servizi. È la sostanza che oggi, nel Nord Sardegna, segna il cambio d’epoca. Non è più l’eroina degli anni Settanta, non è nemmeno l’ecstasy dei rave. È una droga “normale”, diffusa, socialmente tollerata. «La cocaina è in enorme incremento. Noi nei servizi vediamo solo una piccola parte dei consumatori. La stragrande maggioranza non arriva».
I numeri del Serd di Sassari tuttavia sono alti, «65 mila prestazioni nel 2025, senza liste d’attesa, senza ticket, ma raccontano solo una punta dell’iceberg». Sotto, molto sotto, c’è un consumo che passa dalle scuole, dalle discoteche e dalle strade. Dentro questo quadro c’è anche la geografia. «Alghero è una piazza pesante. Olbia lo è altrettanto. La cocaina circola ovunque, molto più di quanto emerga nei servizi. Però la cannabis resta la sostanza più usata. La Sardegna è prima in Italia per sequestri, anche per posizione geografica, per quel centro del Mediterraneo che è passaggio di merci e di veleni». Eppure, nei SerD, il numero dei pazienti in carico resta stabile.
«C’è lo “zoccolo duro” degli eroinomani storici, in trattamento sostitutivo, con ricadute e riprese. Intorno, tutto cambia. Ma loro restano». Come resta un altro dato: la tossicodipendenza è ancora maschile. «Su 100 pazienti, 80-90 sono uomini». Le donne sono poche. Pochissime. Alla fine, Milia torna alle famiglie. «La grande sofferenza è soprattutto qui. Le droghe non sono più una questione marginale, è diventato un fenomeno democratico che riguarda democraticamente tutti». Non c’è più una periferia del disagio. Non c’è più un profilo sociale riconoscibile. La droga attraversa tutto, senza chiedere permesso. E quando entra, non colpisce uno solo. Distrugge una famiglia intera. I servizi ci sono: aperti, gratuiti, anonimi. Finché esistono luoghi dove si può entrare senza pagare, senza essere giudicati, senza spiegare tutto subito, c’è ancora una possibilità di interrompere la caduta. Il problema è tutto ciò che resta fuori da quelle porte.
