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A Cagliari non ci sono nuraghi? Un archeologo ne trova due per caso a Sant’Elia: la scoperta è sensazionale

di Stefano Ambu
A Cagliari non ci sono nuraghi? Un archeologo ne trova due per caso a Sant’Elia: la scoperta è sensazionale

Le antiche torri erano “scomparse” perché inglobate all’interno di strutture militari. Ci sono tracce anche a Monte Urpinu

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Cagliari Nuraghi in tutta la Sardegna, ma non a Cagliari. Impossibile. E infatti c’erano. Ci sono sempre stati. La scoperta è confermata dagli archeologi Giovanni Ugas, Raimondo Zucca, Carla Deplano e Nicola Sanna. Due - ma probabilmente ce ne sono anche altri - sono stati ritrovati a Sant’Elia. Una scoperta casuale, una passeggiata di Deplano nella zona. Quindi la segnalazione, i primi riscontri tecnici e storiografici.

«A Cagliari esisteva certamente un villaggio preistorico - recita un documento dell’Archivio storico sardo - forse anche con un gruppo di nuraghi, come quelli dei colli vicini, del Monte Urpino, del Capo Sant’Elia, di Is Arenas, studiati e esplorati dall'Orsoni, dal Lovisato, dal Mannai, dal Loddo, dal Nissardi, dal Patroni o da me (Taramelli)».

Una storia di Cagliari e della Sardegna che forse va riscritta. O comunque valutata in modo diverso. I due nuraghi si aggiungono alle tracce di un altro sul colle di Monte Urpinu. Perché i cagliaritani non li hanno mai visti? Perchè sono stati inglobati nelle mura di cinta della zona militare e per anni sono stati nascosti dalla vegetazione. Uno è vicino al fortino di Sant’Ignazio e l’altro accanto alla torre di Perdusemini. Il primo è un protonuraghe probabilmente del XV-XVIII secolo a.C. Il secondo è un nuraghe usato come torretta di avvistamento della Marina militare all’angolo tra due mura con tanto di scalette in pietra per raggiungere la sommità. Epoca bronzo recente, 1300-1200 A.C. Come è potuto succedere? I militari si sono rifatti alla saggezza, strategica ed edilizia, dei nuragici. Perché non riutilizzare quelle strutture per controllare il golfo dall’alto? La fortuna è che non sono stati rasi al suolo. La sfortuna- un secolo fa non c’era quella sensibilità verso il patrimonio storico dell’isola- è che siano stati modificati e inglobati nella cinta perimetrale dell’area della Marina militare.

«Occorre dire – spiega Uras – che già il Taramelli aveva segnalato la presenza di nuraghi nel colle di Sant'Elia e anche a Monte Urpinu. Questo fin dal 1905. Poi la notizia sul nuraghe di Monte Urpinu l'ha ripetuta nel 1926 in un articolo sul nuraghe Sa Domu 'e s'Orcu di Sarroch, dove affronta la problematica del controllo del territorio del golfo di Cagliari e colloca Monte Urpinu al centro del controllo del golfo di Cagliari».

Deplano è molto chiara: «Impossibile capire perché si sia sempre negata la presenza dei nuraghi nel Golfo di Cagliari». La stessa studiosa ha parlato anche di altro: ripari e grotte con tracce di ocra e di pittogrammi. «Andrebbero rilevate e studiate con strumenti di precisione». Gli archeologi Zucca e Sanna hanno rimarcato l’importanza della posizione strategica dei due nuraghi di Sant’Elia. Che in pratica chiudevano un sistema di protezione e controllo del mare che si estendeva da una parte verso Nora e dall’altra verso Quartu sino ad arrivare a Villasimius.

«Perché i cagliaritani non si siano accorti di nulla - spiega Ugas - è difficile capirlo. Io penso che sia dovuta a due fattori. Uno è il controllo militare della zona che sostanzialmente interdiva in qualche modo la percorrenza delle persone in vicinanza del nuraghe. E l'altro probabilmente è la situazione ambientale. Forse c'erano delle foreste di ginepri e di pini».

Una storia da riscrivere: «Cagliari aveva un ruolo formidabile, importantissimo. Direi che era il territorio più importante già in età nuragica sicuramente. E lo dimostra, appunto, il fatto che tutta l'area campidanese, il retroterra, che è il territorio più fertile della Sardegna, è sostanzialmente segnato dal fatto che il territorio di Cagliari è la porta del Campidano. Proprio il colle di Sant'Elia e il colle di Monte Urpinu sono lo specchio di una realtà iniziata in questa zona e poi man mano si è propagata, si è riversata verso il Castello. Certamente però già in età nuragica, ancora nel IX, VIII, VII secolo, il centro di Sant'Igia era già un centro cagliaritano, non fenicio come spesso è stato scritto».

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