Armi e materiale bellico in porto: bloccati a Cagliari 11 container
Marco Grimaldi, deputato Avs: «Destinati in Israele». Interrogazione M5s in Parlamento
Cagliari Lo scalo al porto di Cagliari non è passato inosservato e gli undici container carichi, forse, di acciaio balistico (un materiale utilizzato per la costruzione di mezzi corazzati e blindati, ndr) destinato al porto di Haifa e all’industria bellica israeliana, sarebbero stati bloccati, alcuni al porto di Cagliari, altri in quello di Gioia Tauro. La notizia è stata diffusa da Marco Grimaldi, deputato di Avs. Lo scalo in Sardegna, secondo un documento dell’Unione sindacale di Base basato sule segnalazioni ottenute da fonti internazionali, sarebbe solo una tappa di un lungo viaggio che prevede come destinazione finale il distretto industriale militare di Ramat Asharon, in Israele. L’acciaio che ha fatto scalo in Sardegna risulterebbe provenire dall’India, dove sarebbe stato prodotto dall’acciaieria Rl Steel. Le navi che nei giorni scorsi hanno fatto scalo al porto di Cagliari erano a Valencia (Msc Vega) e a Gioia Tauro (Msc Hoggar).
Il blocco
«Dogana e Guardia di Finanza hanno fermato a Gioia Tauro e a Cagliari 19 container diretti in Israele che si trovavano su tre navi della compagnia Msc. Il fondato sospetto è che il vero destinatario non sia la Banyan Group International (che compare nelle polizze di carico, e che è evidentemente solo un'intermediaria), bensì lo stabilimento di produzione di armi di Imi Systems (Elbit Systems Land) a Ramat Hasharon – ha dichiarato Marco Grimaldi di Avs –. L'Italia ha sospeso le licenze di esportazione di armi verso Israele dall'ottobre 2024 e consentire il transito di acciaio destinato a scopi militari attraverso il territorio italiano contraddice direttamente tale sospensione. Vogliamo che sia fatta chiarezza sulla destinazione di quel carico», conclude.
L’interrogazione
Il caso delle due navi è comunque finito in parlamento dopo l’interrogazione presentata ieri dal Movimento 5 stelle. Il nocciolo della richiesta dei deputati Mario Perantoni, Susanna Cherchi e Stefania Ascari riguarda le autorizzazioni che sarebbero dovute essere rilasciate per permettere il transito di materiali bellici, previste dalla legge 185/1990, e se il governo fosse a conoscenza del transito delle merci. Gli stessi materiali, secondo i parlamentari M5s, sarebbero stati sottoposti a ispezioni, controlli e blocchi in altri porti europei. Non è la prima che gli scali cagliaritani sono stati utilizzati per il trasporto di materiale bellico ma l’attuale instabilità della situazione geopolitica mondiale ha innescato un vortice di polemiche sulla gestione di questo tipo di transiti.
Le polemiche
Il 23 marzo era stata Sabrina Licheri, senatrice del M5s, ad alzare il livello di allerta: «Le notizie di nuovi invii di armi in partenza dal porto di Cagliari verso Paesi in conflitto destano forte preoccupazione. Traffici che sono in aperto contrasto con quanto prevede la nostra stessa Costituzione. Il porto di Cagliari è, di fatto, divenuto terminale di scambio di container, dove arrivano numerosi carichi di armi dalla Rwm di Domusnovas e da Gioia Tauro dove è stata aperta un'inchiesta e, soprattutto, dopo che il Consiglio comunale ha detto no al transito e alla movimentazione di armi nello scalo della città». Anche il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, aveva approfondito la questione: «Non appena si sono avute notizie della presenza in porto della nave Msc Vega, che potrebbe trasportare sospetto materiale bellico verso Israele e la Striscia di Gaza, in violazione della legge n.185 del 1990, ho contattato le istituzioni competenti. I diversi rappresentanti istituzionali erano già a conoscenza dell’arrivo della nave e avevano già predisposto i controlli. La città di Cagliari è città di pace ed è nostro compito vigilare e richiedere i controlli alle autorità competenti, in seguito anche alle segnalazioni di tante cittadine e tanti cittadini».
