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Letizia Argiolu, cent’anni di semplicità: «Il segreto? Vivere con misura»

Letizia Argiolu, cent’anni di semplicità: «Il segreto? Vivere con misura»

A Maracalagonis la festa per la neocentenaria, cresciuta tra lavoro, famiglia, sacrifici e antiche tradizioni tramandate dalla nonna

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Maracalagonis Ha sempre mantenuto uno stile di vita sano ed equilibrato, mangiando con moderazione cibi semplici e poco elaborati. Dotata di un carattere mite e solidale, di buon animo e grande disponibilità, è stata sempre prodiga di buoni consigli. Ha raggiunto il secolo di vita, che ha festeggiato con grande umiltà e gratitudine.

Letizia Argiolu, secondogenita degli otto figli di Antonia Broi, casalinga, e Giovanni, agricoltore originario di Nureci, reduce della prima guerra mondiale del 1915-18 — combatté sul fronte del Carso a fianco di Emilio Lussu, ufficiale di complemento della Brigata Sassari — è nata a Maracalagonis il 19 giugno 1926, in una modesta abitazione di via Roma, in “Su bixinau de su Pedronu”.

La neocentenaria, nonostante abbia frequentato solo le prime due classi della scuola elementare, ha imparato a leggere, scrivere e fare di conto. Dall’età della preadolescenza ha aiutato la madre nelle faccende domestiche e ha accudito e tenuto d’occhio i fratelli più piccoli. Ha fatto poi la collaboratrice domestica. D’estate si recava in Trexenta per raccogliere le spighe di grano rimaste nei campi dopo la mietitura, cioè per spigolare.

Nel 1944 si è fidanzata con Giovanni Zuddas, un bracciante agricolo, “messaiu”, originario di Siurgus Donigala, nipote di Pierina Pitzalis, la vice nonnina della Sardegna, originaria di Nurri, che il 6 marzo ha compiuto 110 anni. Lo aveva conosciuto a Seuni, una delle frazioni di Selegas.

«Ci siamo sposati nel marzo del 1946 a Maracalagonis, nella chiesa parrocchiale della Santissima Vergine degli Angeli», racconta. La neocentenaria ha messo al mondo tre figli: Maria, Miranda e Sergio. Sino alla seconda metà degli anni Cinquanta del secolo scorso ha vissuto a Siurgus Donigala.

«Nel 1951 mio marito Giovanni è stato assunto dalla Sogene, Società generale immobiliare di lavori di utilità pubblica ed agricola, di Roma, che ha realizzato la diga sul Mulargia, a “Monte Su Rei”. Mentre erano in corso i lavori, conclusi nel 1958, ci siamo trasferiti a Maracalagonis. Giovanni era stato assunto a Senorbì dall’Ente autonomo del Flumendosa, Eaf».

Nel paese del Basso Campidano, nonna Letizia ha aperto in via Maddalena un negozio, una bottega dove vendeva quasi di tutto: dai generi alimentari e di prima necessità alla drogheria e ai coloniali, sino agli articoli per la casa e la famiglia.

«Ho gestito la bottega in prima persona sino al 1986. È stata poi rilevata da mia figlia Maria, che l’ha definitivamente chiusa nel 1994. La chiusura è stata provocata dall’avvento dei negozi della grande distribuzione».

Sino a poco più di vent’anni fa, la neocentenaria si dilettava a realizzare, intrecciando fieno e giunco, i tradizionali cestini sardi, “strexu de fenu”, un’arte appresa dalla nonna materna.

«Mamma ci ha insegnato a essere onesti, rispettosi e altruisti», afferma il figlio ultimogenito Sergio.

La neocentenaria ha sei nipoti, cinque pronipoti — Bruno, Davide, Elisa, Nicola e Leonardo — e una trisnipote, Aurora, dei quali è ultraorgogliosa e ai quali è molto affezionata.

Per il centesimo compleanno, il parroco don Nicolò Praxiolu le ha impartito una benedizione speciale. La trisavola ha gradito la visita della sindaca Francesca Fadda, che le ha esternato gli auguri a nome di tutta la comunità marese.

Tra i primi ad augurarle buon compleanno sono stati la sorella ottantanovenne Agnese e, in videochiamata dalla Cina, dove risiede e lavora, il nipote Carlo Alberto.

A Maracalagonis vive un’altra ultracentenaria, Ermelinda Porcheddu, nata a Cagliari il 15 maggio 1926, ospite da quindici anni della comunità alloggio per anziani Agostino Farci. (Gian Carlo Bulla)

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