Armi, esplosivo e droga nel Nuorese: tra gli arrestati c’è un condannato per omicidio – Tutti i nomi
Un arsenale scoperto dai Carabinieri: il sodalizio criminale aveva la base a Orune
Orune Un vero arsenale con armi clandestine nascoste tra la vegetazione, esplosivo da cava e un ingente quantitativo di marijuana. È questo il bilancio dell’operazione che ha portato all’arresto di due persone e all’esecuzione di diverse perquisizioni nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Nuoro, che ha chiesto e ottenuto dal Gip l’emissione di due misure cautelari. Una in carcere, nei confronti di Pietro Contena, già detenuto a Massama per l’omicidio di Luca Goddi e per il quale è stato condannato due giorni fa a 20 anni di reclusione; l’altra nei confronti del figlio Salvatore Contena.
L’indagine
I provvedimenti sono arrivati al termine di una complessa attività investigativa condotta dai carabinieri della Compagnia di Bitti, in alcune fasi coadiuvati da quelli del Nucleo investigativo del Comando Provinciale, che ha consentito di raccogliere gravi e concordanti indizi di colpevolezza a carico degli indagati, tutti accusati, a vario titolo, di porto e detenzione abusiva di armi comuni da sparo, ricettazione e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso delle perquisizioni (che hanno visto impegnati militari dello Squadrone eliportato Cacciatori di Sardegna, del Nucleo elicotteri di Olbia e delle Squadriglie anticrimine) sono stati sequestrati due fucili con matricola abrasa, due pistole clandestine, munizioni di vario calibro, 850 grammi di marijuana e 340 grammi di esplosivo da cava insieme a circa due metri di miccia detonante. Tutto il materiale è stato trasferito per ulteriori accertamenti balistici. Salvatore Contena è stato rinchiuso nel carcere di Badu’e Carros a Nuoro. Sono state effettuate numerose perquisizioni personali e domiciliari anche nei confronti di un terzo indagato, denunciato a piede libero. L’attività investigativa e le conversazioni intercettate tra i soggetti appartenenti al medesimo sodalizio criminoso, al vertice del quale ci sarebbe Pietro Contena, avrebbero portato gli inquirenti a monitorare e documentare l’esistenza di un gruppo radicato a Orune che agiva sul territorio.
La condanna
È di appena due giorni fa la sentenza del processo con rito abbreviato per l’omicidio di Luca Goddi, il 47enne ucciso in piazza il 4 agosto 2023, che ha visto Pietro Contena, unico imputato, condannato a 20 anni di reclusione. Il gup del tribunale di Nuoro, Alessandra Ponti, accogliendo la tesi accusatoria ha confermato la richiesta di condanna formulata dal pubblico ministero Ireno Satta. Anche le parti civili, rappresentate dagli avvocati Lorenzo Soro, Pasquale Ramazzotti e Nicoletta Mani, nel ribadire l’assoluta responsabilità dell’imputato, si erano associati alle conclusioni dalla pubblica accusa. Al contrario i difensori di Contena, gli avvocati Basilio Brodu e Martino Salis, sin dall’inizio della vicenda processuale avevano ribadito l’inconsistenza delle prove a carico dell’imputato, e rimarcando errori nella trascrizione delle intercettazioni nonché la mancanza di elementi certi che, al di là di ogni ragionevole dubbio, attestassero la presenza dell’imputato sul luogo del delitto, ne avevano chiesto l’assoluzione.
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