Posteggi filtro e numero chiuso contro l’assalto alle spiagge

SAN TEODORO. Con ombrelloni e spiaggine al seguito la seconda ondata dei turisti di giugno anche quest'anno si è già riversata su tutte le spiagge di San Teodoro. E' solo una minima parte del grande esercito degli "ottantamila" che invadono (soprattutto a luglio e agosto) i 45 chilometri di costa e in particolare i 13 chilometri dei bianchissimi arenili.  Un impatto pazzesco, pericoloso sia per la tenuta dei litorali che per la sicurezza delle persone e la qualità stessa dell'industria turistica. Di questo si dicono preoccupati in molti a San Teodoro. Ora anche gli amministratori comunali.  

«Di fronte a questo assalto continuo siamo obbligati al numero chiuso» dice il sindaco Gianni Marongiu, il primo che ha fatto scattare il "blocco" in ogni bivio nella settimana di Ferragosto del 2005, non appena eletto. «Ma allora si poneva un problema di sicurezza: il traffico era tale, sia in entrata sia in uscita, che anche le ambulanze, in fase di emergenza, non potevano più passare. Era una bolgia vivente, quindi non potevamo restare fermi. E' vero, il numero chiuso nelle spiagge, fu uno dei miei primi provvedimenti da sindaco».  Ma adesso aggiunge Marongiu il numero chiuso è imposto anche dall'emergenza ambientale.  I dati del Piano di utilizzo dei litorali che il Comune ha messo in cantiere (e guardato di buon occhio anche dal presidente della Regione Renato Soru) parlano chiaro e da soli lanciano l'allarme: il monitoraggio dà circa 80 mila turisti in 13 chilomteri di spiagge. Troppi, anzi un'enormità perchè si possa conservare intatto l'esistente.  «Adesso l'impatto ogni mille metri di arenile è di seimila turisti: sei turisti in un solo metro» commenta preoccupato il sindaco di San Teodoro.  

«Così non si può continuare, occorrono misure serie immediate: e noi siamo disposti a tornare al numero chiuso. La gente ha già capito che se roviniamo la risorsa spiaggia abbiamo già rovinato tutto». Ed eccoci allora alla svolta. Un svolta che Gianni Marongiu definisce di «programma», perchè c'è un pronto progetto con parcheggi un po' ovunque che, da solo, avrebbe il potere di «stoppare» l'assalto alle spiagge.  «Se blocchiamo il numero delle delle macchine nei parcheggi, automaticamente, caleranno anche le presenze negli arenili» afferma convinto che l'idea sia quella giusta. E già allora il primo esempio. Il primo parcheggio sorgerà a un chilometro di distanza (ma anche oltre) dalla splendida baia di Cala Brandinchi, ribatezzata la Thaiti sarda dai continentali con la mania dell'esotico, con circa 1500 posti auto.  «In quest'area custodita i turisti potranno lasciare la macchina e dirigersi a piedi verso le spiagge vicine. Esauriti poi i parcheggi è chiaro che diminuirà anche l'assalto» conclude Marongiu, che promette anche di togliere le auto parcheggiate lungo le strade, cioè extra parcheggio, come succederà presto anche nella spiaggia madre della Cinta. Anche vicino alla spiaggia della Cinta abbiamo già un'area per mille auto, ma altre centinaia di vetture parcheggiano lungo la strada che porta a San Teodoro. Ecco, queste ultime auto, non potranno più sostare». La progressiva escalation è prevista negli anni e investirà anche gli arenili di Lu Impostu, Costa Caddu, Punta Est e Cala Suaraccia. Le altre quattro perle della costa teodorina.  

Lo schema sarà sempre lo stesso: un parcheggio per una, o diverse spiagge, posto a distanza dagli arenili, una breve camminata a piedi, e la selezione automatica del numero dei bagnanti è assicurata.  «L'idea è piaciuta moltissimo anche al presidente Soru che ha promesso tutto il suo impegno» sostiene il sindaco che spiega anche il tipo di progetto e la gestione che prevede project financing e società di trasformazione urbana con la partecipazione del Comune.  «Chiaramente - aggiunge - tutto dovrà passare attraverso il Puc che noi approveremo entro un anno, ma nel frattempo non staremo con le mani in mano: cominceremo con le società di strasformazione urbana».  Grazie al Piano di utilizzo dei litorali intanto è partita un'indagine a tappeto in tutta la costa per calcolare la potenziale capienza delle spiagge. La scheda che hanno prodotto i tecnici dà anche le misure in lunghezza e profondità di tutti i principali arenili. Misure che permettono di capire l'impatto.  Prima viene la spiaggia della Cinta con 1500 metri di lunghezza a 40 di profondità, e seconda quella di Lu Impostu con mille metri di lunghezza e 30 di profondità. Seguono Brandinchi con 720 metri per 31, Punta Est con 550 per 8 metri, Punta di l'Aldia con 404 per 20, Costa Caddu con 410 per 35 e Cala Suaraccia lunga 135 e larga poco meno di 15 metri.  

Oltre a queste naturalmente si sono altre cale e calette e la somma totale porta a 13 chilometri di arenile che gli "ottantamila" prendono d'assalto ogni anno. La media come si è detto è terribile: seimila bagnanti a chilometro.  «L'impatto è enorme - continua il sindaco - e c'è da meravigliarsi che nonostante i disagi la gente continui ad arrivare, senza sosta. Evidentemente l'ambiente e la natura hanno la loro forza di attrazione.  Ma questa risorsa non è eterna e l'afflusso va subito regolamentato».  Gianni Marongiu precisa anche che sui parcheggi una «corsia preferenziale» verrà riservata a residenti e domicilianti. Questo per evitare mugugni in patria. Ma la svolta ci sarà e sarà generale nel senso che investirà pure l'edilizia e il modello di sviluppo. Stop alle costruzioni. Saranno concesse solo piccole integrazioni vicine ai centri abitati e ai villaggi. «San Teodoro ha costruito abbastanza - dice - non si può continuare con il modello degli anni Sessanta.  Ora bisogna qualificare l'esistente e cominciare e riconvertire l'imprenditoria, che dovrà puntare più sui servizi e le infrastrutture».  

Mentre parla il sindaco guarda verso lo stagno dove c'è una grande colonia di fenicotteri rosa. Li osserva e dice: «Il fenicottero è ormai il nostro simbolo, ma lo stagno, dove ormai sono diventati stanziali, va bonificato e valorizzato. Noi stiamo facendo la nostra parte, ma occorre anche l'aiuto della Regione, per porre fine al fenomeno ciclico della morìa dei pesci, e portare fino in fondo la bonificare tutta la laguna». Il suo sguardo vola verso il porto pubblico fermo da lungo tempo e che molti ormai chiamano la «fossa degli abusivi». Quello turistico di Puntaldìa, che sta più in là, funziona come un gioiello, ma è privato e costa troppo.  «Ora che l'area marina protetta di Tavolara è diventata una realtà operativa non possiamo trascurare questa importante infrastruttura pubblica. Altrimenti il parco marino sarà una realtà per pochi. E noi non vogliamo escludere nessuno. Tantomeno i residenti» conclude il sindaco di San Teodoro.
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