Donna segregata al monte Ortobene, parla la testimone

Davanti al giudice la vicina di casa che chiamò il 113 Aveva trovato i biglietti con la richiesta: «Aidez moi»

NUORO. La signora Nicole Monique Marie Mocquant, parigina, ma nuorese d’adozione, parla con tranquillità davanti al giudice monocratico Mariano Arca e risponde alle domande del pm Andrea Vacca premettendo che, visto il tempo trascorso, ma anche la voglia di rimuovere dalla memoria quella triste vicenda, spera di essere il più precisa possibile. Lo fa in un italiano perfetto ripercorrendo i momenti della scoperta, in una casa del monte Ortobene nel gennaio del 2008, di una donna, Martine Boublil, 51 anni, origine tunisina ma di nazionalità francese, ex adepta di Scientology, tenuta segregata in condizioni di assoluta precarietà igienica.

Responsabile sarebbe il fratello, Claude Boublil (difeso dall’avvocato Ramazzotti) medico e noto esponente di Scientology a Parigi, chiamato a rispondere dell’accusa di sequestro di persona della sorella. Della stessa accusa dovranno rispondere anche altre tre persone che il medico affermava aver incaricato per prendersi cura della donna: Marie Claude Decouduh, cittadina francese di 46 anni, Rachid Hassereldith Kabbara e Juline Quyrou, di 21 anni, difesi dagli avvocati Antonio Careddu e il collega Pilerio Plastina (del foro di Milano). Martine Boublil era stata trovata segregata in una villetta del Monte Ortobene. Denutrita, in una stanza piena di rifiuti.

Secondo la ricostruzione della polizia, e confermata anche dal fratello, era arrivata a Nuoro verso la fine del mese di dicembre 2007. Il medico aveva sostenuto che la sorella, una donna con gravi patologie psichiatrice, era stata condotta in città per aver la possibilità di essere meglio sorvegliata. Da qui la tesi dei difensori del dottor Boublil e dei presunti carcerieri atta a dimostrare che la condotta degli imputati non poteva essere riconducibile al sequestro di persona.

Ieri la testimonianza della Mocquant che ha dichiarato: «Giorni prima del ritrovamento della ragazza che occupava la casa proprio a fianco alla nostra (di proprietà dei fratelli di mio marito), avevamo sentito dei rumori, quasi dei rantoli, tant'è che pensavamo ci fosse una persona anziana in precarie condizioni di salute. Non avevo mai visto nessuno in casa – ha aggiunto la donna – ma ero certa che fosse abitata solo di recente. Le due case sono divise da un muro di cinta. Dalla mia abitazione vedevo le finestre della camere da letto dell’altra che rimanevano sempre chiuse. Un giorno però, notai dalla parte del mio giardino della spazzatura tant'è che pensai di andare a contestare la cosa ai nuovi vicini. Mi avvicinai e trovai dei foglietti di carta con su scritto: «Sos», «Aidez moi» (aiutatemi). Mi preoccupai. Non avevo mai sentito nessuno chiedere aiuto. Chiamai la polizia. Quando un agente bussò alla casa, una donna si affacciò alla finestra. Non mi sembrava denutrita – ha sottolineato la teste – ma molto trasandata. Mi avvicinai e in francese mi disse di essere stata sequestrata dal fratello che voleva escluderla dall'eredità dopo la morte della madre».

Il resto è storia nota. Il processo è stato rinviato al 25 novembre giorno in cui si deciderà quando fissare l'audizione del teste principale che è anche parte lesa al processo.

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