“Sa bertula” della povertà in dono a papa Francesco

Carta di Zuri, le associazioni presentano l’iniziativa alla Beata Maria Gabriella Don Borrotzu: numeri del disagio allarmanti. Regione sotto accusa: fondi tagliati

NUORO. Nel centro sociale della parrocchia “Beata Maria Gabriella” c’è appesa sa bertula (la bisaccia), simbolo della Carta di Zuri che dal 2008 sollecita istituzioni e popolo sul dramma della povertà nell’isola. Il 22 settembre sarà consegnata, a Cagliari, a papa Francesco, che dall’avvio del pontificato richiama il dovere dell’uomo a guardare con più sollecitudine ai diseredati. Gliela porterà a mano il vescovo emerito di Nuoro, Pietro Meloni, che nella Conferenza episcopale sarda (la Ces) si occupa delle questioni del lavoro. Ci saranno dentro i documenti con su scritto e certificato che la Sardegna è terra di una grande sofferenza, e per di più in espansione. E il Nuorese sta peggio di altre zone.

Tanto da portare ieri in città i dirigenti dell’associazione nata nel paesino di Zuri, prima tappa di un giro informativo che proseguirà a settembre nelle altre province. Una conferenza non rinviabile, nonostante la canicola e il riposo di Ferragosto. «Perché la condizione di disagio di tanti sardi è drammatica e non si può non sollecitare interventi immediati», ha attaccato don Pietro Borrotzu, presidente del sodalizio e sacerdote incaricato per la Pastorale del lavoro. Con lui gli altri responsabili della Carta di Zuri, Mario Medde (ex segretario regionale della Cisl), Tore Urru, che dirige le Acli in provincia. Presente anche Michele Fele, segretario della Cisl nuorese.

Don Borrotzu porta all’incontro i dati che ufficialmente provano quanto la comunità soffra nelle stagioni della crisi: «I cittadini sotto la fascia di povertà, che nel 2003 erano il 13 per cento, oggi superano i 21 punti di percentuale. Un dato ancora più allarmante se raffrontato al 5 per cento di “poveri” delle regioni del nord, o anche agli 11 punti della media nazionale». Dentro ci sono 692mila sardi, a partire dai 470mila pensionati sotto i mille euro, per proseguire con i 193mila disoccupati e il gruppo dei 26mila lavoratori finiti in mobilità o cassintegrazione. Oltre un terzo della popolazione sarda, chiariscono i membri dell’associazione, «costituita da cittadini con una capacità di spesa, per beni e servizi, ben al di sotto dei mille e 11 euro mensili che era il tetto su cui calcolare la povertà relativa delle famiglie». La forbice si è allargata, ma nonostante ciò si sono abbassati gli argini da parte delle istituzioni. La Regione è l’imputato numero uno. Lo rimarca il presidente don Borrotzu: «Proprio grazie alle sollecitazioni della nostra associazione si era riusciti a inserire una posta nel bilancio, contro le povertà, partita con 5milioni annui, diventati 30 milioni dal 2009. Quest’anno il vuoto, anche se in extremis 10 milioni sono stati reintrodotti proprio la settimana passata, ma con la previsione di destinarne allo scopo primario solo la metà». Il male di fondo è l’assenza di lavoro, contro il quale, dice Mario Medde: «È necessario che la Regione metta in atto un piano straordinario, così da dare ossigeno ai lavoratori e alle loro famiglie». Risposte di emergenza a quella che l’ex leader della Cisl isolana definisce «un’economia da stagioni di guerra», per mettere in rilievo la continua chiusura di aziende e il taglio degli stessi presidi pubblici, che hanno portato alla crescita dei numeri dei senza lavoro e dei cittadini nullatenenti. Ancora Medde: «Qui è il caso di ripensare l’intera azione di contrasto, a iniziare dall’approvazione di norme che dichiarino l’illegalità della condizione di povertà e rendano effettivi i diritti al lavoro, all’istruzione: in conclusione alla dignità della persona». I 30 milioni sono necessari, «anche se non hanno sortito i frutti sperati», rimarca Pietro Borrotzu. La novità della Carta di Zuri sono una serie d’interventi di supporto: dalla creazione di un assessorato del Welfare all’osservatorio sulle povertà, dal programma straordinario per il lavoro giovanile al supporto per le famiglie, senza dimenticare gli anziani e gli altri soggetti deboli, da aiutare con maggiori risorse.

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