Mastio: il Patto di stabilità va allentato
Il presidente dei costruttori edili della Sardegna centrale: per evitare il baratro servono subito 300milioni di euro
NUORO. Trecentomilioni di euro entro maggio. È la cifra minima necessaria per restare in piedi. Pena: «Il crollo di centinaia di imprese e la perdita di ulteriori posti di lavoro». A lanciare l’allarme, l’ennesimo allarme, è Peppino Mastio, presidente dell’Ance Sardegna centrale, l’associazione dei costruttori edili che fa capo alla Confindustria Nuoro-Ogliastra. La sezione degli industriali che quasi implora un intervento immediato per scongiurare il disastro totale per l’economia delle zone interne. «È necessario individuare in tempi brevissimi – scrive Mastio in una lettera indirizzata al presidente della Regione Francesco Pigliaru – una soluzione che consenta i pagamenti delle pubbliche amministrazioni alle imprese della Sardegna centrale».
«Il promesso allentamento del Patto di stabilità non c’è stato e le nostre imprese sono allo stremo – sottolinea il presidente dell’Ance nuorese –: le banche non danno fiducia nonostante i crediti vantati con lo Stato e gli enti locali». «Tra revoche di fidi, richieste di rientro, erogazioni negate – va avanti Mastio – la situazione è ormai incontrollabile nel nostro territorio già in gravissima crisi. Ciò, nonostante le rassicurazioni sullo sblocco che doveva avvenire entro la metà del mese di aprile». In tutta l’isola servono almeno 300 milioni di euro entro il mese di maggio, ripete il portavoce degli edili, altrimenti il futuro immediato per le imprese sarde è uno soltanto: il baratro.
«A livello nazionale – riprende fiato il presidente della sezione costruttori dell’Assoindustria barbaricina –, nei confronti delle imprese edili che operano nell’ambito dei lavori pubblici, il debito complessivo ancora dovuto è pari a 11 miliardi di euro». Una cifra spropositata che la dice lunga sulla situazione di stallo dell’economia nazionale. Una cifra spropositata che testimonia i paradossi del Bel Paese. «È il Patto di stabilità che ancora blocca le risorse» sintetizza Peppino Mastio.
«Il Patto di stabilità interno – spiega – è ancora la principale causa del ritardato pagamento dei crediti vantati dalle imprese nel settore dei lavori pubblici. L’allungamento dei tempi è determinato, inoltre, da una perdurante inefficienza della pubblica amministrazione che, a volte, non certifica nemmeno i crediti delle imprese e dalle difficili condizioni finanziarie degli enti locali, prevalentemente per via del mancato trasferimento dei fondi da parte di altre amministrazioni (Regione in primis) o della carenza di risorse di cassa».
Il presidente dell’Ance Sardegna centrale è chiarissimo: «Ancora una volta il problema reale non è la carenza di risorse, ma la permanenza di pastoie burocratiche e vincoli normativi penalizzanti. Una situazione esasperante, che porterà ad azioni eclatanti anche da parte degli imprenditori e costringe le nostre imprese a chiedere con la massima forza e preoccupazione lo sblocco delle risorse. Minacciare la chiusura dei cantieri diventa quasi superfluo in quanto senza le risorse legittimamente spettanti, sarà inevitabile la paralisi. I segnali in questo senso sono evidenti con le quotidiane chiusure già in atto. In altre parole si deve lottare per ottenere quanto legittimamente spetta alle imprese non certo per ottenere benefici e regalie statali. La stessa Regione Sardegna e gli enti locali devono ora trasformare principi e dichiarazioni programmatiche in fatti concreti: forzare il Patto di stabilità è legittima difesa. Difesa delle imprese, difesa dell’economia, difesa del lavoro e del futuro nel nostro territorio». Da qui l’ennesimo appello accompagnato dalla richiesta incalzante «al presidente della giunta regionale, certamente consapevole della gravità del problema, che individui in tempi brevissimi una soluzione – conclude Peppino Mastio – che consenta il pagamento alle imprese della Sardegna centrale».