La Nuova Sardegna

Nuoro

Scoperta a Oniferi la stele di “Nurnet”

di Federico Sedda
Scoperta a Oniferi la stele di “Nurnet”

Area archeologica di oltre centomila metri quadrati all’ombra delle sugherete: ancora tutta da studiare

26 maggio 2014
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ONIFERI. L’hanno chiamata la stele di Nurnet in omaggio al nome della loro Fondazione omonima, nata a settembre del 2013 con lo scopo di tutelare e valorizzare, attraverso la costruzione di un archivio digitale, l’immenso patrimonio archeologico e nuragico della Sardegna. Il manufatto preistorico, ricavato dalla lavorazione di un masso di trachite rosa alto circa un metro e mezzo, si trova a Sos Settiles, nelle campagne di Oniferi, dove si trovano numerosi menhir, alcuni dei quali superano i cinque metri di lunghezza.

«Molti di questi monumenti – denuncia l’archeologo Augusto Mulas, socio della Fondazione che ha sede a Cagliari e “scopritore” della stele – purtroppo sono stati abbattuti o spezzati». L’area archeologica, vasta oltre centomila metri quadri, è ancora tutta da scoprire e da studiare.

«La stele – sottolinea l’archeologo – è stata segnalata in letteratura solo in modo superficiale». Ma non è l’unico monumento importante in quel sito prenuragico. «Accanto ai menhir – osserva Mulas – si nota la presenza delle rovine di alcune tombe di giganti, la probabile esistenza di un manufatto legato al culto delle acque e un’estesa muraglia megalitica». La stele di Nurnet spicca per la sua maestosa solitudine, all’ombra di una sughereta che sembra quasi proteggerla.

«L’abbiamo chiamata così – fa sapere il fotografo Nicola Castangia, – per ricordare la Dea madre litica, assunta a simbolo e a protezione della nostra Fondazione».

La stele di Oniferi, secondo i due soci di Nurnet che si apprestano a preparare una guida archeologica sull’intera area, trova confronti solo con al stele di Pintà in territorio di Mamoiada e con l’omphalos di monte d’Accoddi, nei pressi di Sassari. «Anche in questo manufatto – sottolinea Mulas – si nota la fitta presenza di coppelle».

Mistero, invece, sul significato del monumento. «Non possiamo proporre ipotesi su cosa volesse rappresentare l’uomo del neolitico attraverso la stele di Nurnet – osserva il presidente dell’associazione Antonello Gregorini – Ci troviamo, comunque, di fronte a un bellissimo quanto dimenticato capolavoro dell’arte preistorica del quale intendiamo accollarci l’onere della valorizzazione».

Prima che l’area archeologica venga presa di mira dai vandali o dai predatori di beni archeologici, i cosiddetti tombaroli. «Un’azione già messa in atto – denuncia Gregorini – perché, rispetto alle descrizioni in letteratura, risulta sparita la pietra dell’altare sacrificale antistante, ancora esistente nel 2005, ma di cui oggi non si rileva la presenza».

Il territorio di Oniferi è uno dei più ricchi di beni ed emergenze archeologiche, in particolare di domus de janas. Al punto che l’amministrazione comunale ha affidato proprio alla Fondazione Nurnet un incarico volontario per comunicare un’immagine del paese che valorizzi il paesaggio archeologico del periodo pre nuragico e nuragico, legandolo a un sistema di accoglienza e di itinerari turistici.

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