La Nuova Sardegna

Nuoro

L’arte dei tosatori della Nuova Zelanda

di Nino Muggianu

Oliena, “su tusorgiu” ora cambia musica e attrezzi: rock e macchinette rubano la scena alle forbici tradizionali

28 maggio 2014
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OLIENA. Musica rock-metal a tutto volume, mani esperte di tre ragazzoni che seguono il ritmo di un ideale spartito cadenzato dal belare delle pecore in attesa del loro turno. Non si direbbe ma da qualche anno è quanto succede nelle aziende di allevamento ovinicolo in occasione di su tusorgiu l’annuale tosatura delle pecore. Tutto è cambiato: sas fortiches, realizzate dagli artigiani del posto, custodite gelosamente per un anno intero, si appendono definitivamente al chiodo, per far posto a quelle diavolerie elettriche. Non è cambiato invece, tutto il resto del tusorgiu tradizionale: la grande festa con l’immancabile spuntino, la morra e i balli sardi. Altro che rock! La musica non si cambia. Sabato scorso è stata festa grande nella bellissima e moderna azienda di Franco Mula. Nel capannone, tutti ad ammirare lo straordinario ritmo di lavoro nel tosare le pecore, dei tre “tundidores” arrivati dalla Nuova Zelanda: Antonio 31 anni, Matteo 22 e Pret 36.

«Faccio questo lavoro, per tutto l’anno da 13 anni – racconta Antonio, unico che parla un po’di italiano –. In Sardegna veniamo da 5 anni. Giriamo tutta l’isola dall’inizio di maggio. Il gregge più grande in Sardegna? Quello fatto vicino ad Alghero con 1000 pecore. Eravamo in 5 e abbiamo impiegato quasi cinque ore».

Il “trucco”, oltre che nell’abilità dei palestrati tundidores, sta nelle macchinette elettriche che funzionano a meraviglia, se si sanno usare, altrimenti, come è successo anche sabato, si fanno delle figuracce . Un lavoro molto pesante che mette a dura prova la schiena sopportabile massimo per 20 anni. «Io – continua Antonio dai capelli rossi – sono quasi in dirittura d’arrivo. Lavorerò ancora per due anni poi appenderò la macchinetta e mi ritirerò a vita privata in Nuova Zelanda. Sono sposato, mi sono costruito una casa grazie a questo lavoro. Non ho la possibilità di realizzare un’azienda con le pecore, da noi è troppo caro». I tre neozelandesi sono parte di un gruppo ormai consolidato e conosciuto in terra sarda. Per due mesi tutti i santi giorni, fanno due aziende riuscendo a tosare in totale circa 7 mila e 750 pecore. Numeri da capogiro. «Vabbè ma con la macchinetta è più semplice,cosa ci vuole». Uno dei pastori presenti ha accettato la sfida e ha preso in mano la tosatrice, mentre la pecora si dimenava è riuscito, ben lungi dai tempi degli specialisti neozelandesi a portare a termine l’opera, tra i sorrisi dei presenti. «Non è semplicissimo come sembra, io – aggiunge Antonio – ho impiegato un bel po’ di tempo prima di andare spedito. Per avere la giusta esperienza bisogna tosare almeno 100mila pecore, poi si diventa professionisti !».

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